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Recanati, Genair Gugliotta respira male e va in ospedale, muore a 38 anni: si indaga

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RECANATI. Choc a Recanati per la morte di Genair Gugliotta, 38 anni. Originaria della Sicilia, aveva accusato problemi respiratori nel pomeriggio di domenica ed era stata trasportata all’ospedale di Macerata, dove è morta nella notte per un rapido peggioramento delle sue condizioni.

Viveva nel quartiere Le Grazie, lascia un compagno e i figli. Sull’accaduto – per accertare le cause del decesso – stanno indagando i carabinieri, coordinati dal magistrato di turno della Procura di Macerata. Nella città leopardiana la notizia della tragedia ha lasciato tutti sotto choc. Numerosi i messaggi di cordoglio pervenuti ai familiari della 38enne in questo momento di profondo dolore. Fonte: Il Messaggero

Si rompe il femore, in ospedale non se ne accorgono e gli danno tachipirina, morto Aldo Scione: medici a processo

ARDEA. Una serie di errori medici avrebbero compromesso la salute di Aldo Scione, 64 anni di Ardea, fino a provocarne il decesso. Era il 2017. Da allora la moglie e i figli non si sono dati pace, chiedendo giustizia.

A distanza di cinque anni il giudice ha rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo in concorso due medici che hanno avuto in cura la vittima.

Il motivo: perché con le loro condotte, «caratterizzate da negligenza e imperizia, causavano la morte del paziente».

Ardea, la morte di Aldo Scione

Il processo inizierà il 15 novembre. Aldo Scione, pensionato, sposato e padre di due figli, il 3 dicembre 2016 era caduto e si era rotto il femore.

All’ospedale di Pomezia non se ne sarebbero accorti, dimettendo l’uomo prescrivendogli semplicemente una tachipirina, «ritardando così in maniera rilevante – si legge nelle carte dell’inchiesta – un trattamento chirurgico che in realtà avrebbe dovuto essere praticato nel minor tempo possibile per ridurre il rischio d’insorgenza delle complicanze connesse all’allettamento prolungato».

I dolori però non passavano

per questo il 21 dicembre il 64enne viene accompagnato al pronto soccorso di Anzio, dove finalmente i dottori notano la frattura e decidono di operare il paziente. Qui sarebbe avvenuto il secondo errore. Sarebbe stata mal posizionata una vite, come accertato 23 minuti dopo dalla radiografia.

L’operazione è quindi ripetuta il giorno successivo

«che però sottoponeva il paziente a ulteriore stress operatorio aumentando il rischio di infezione, come poi verificatosi, con prolungamento dell’immobilizzazione», è scritto ancora. Il 30 dicembre il signor Aldo viene trasferito nella casa di cura Villa dei Pini, ad Anzio, per la riabilitazione, ma va incontro a un progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute generale. Insorgono una bronchite, un’infezione alla gamba, poi il coma diabetico e la polmonite bilaterale. Il 21 gennaio 2017 Scione muore all’ospedale di Anzio, dove era giunto quattro giorni prima. «Un mese e mezzo letale», ha definito Nicola Scione, figlio di Aldo, il calvario subito dal padre. Fonte: Il Messaggero
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