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Covid, 67.817 nuovi casi con 297.754 tamponi e altri 79 decessi

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COVID. In Italia nelle ultime 24 ore ci sono 67.817 nuovi casi di coronavirus a fronte di 297.754 tamponi effettuati (mentre il giorno prima l’incremento era stato di 89.830 con 398.338 test). I decessi sono stati 79 (contro i 111 di sabato) per un totale, da inizio pandemia, che arriva a 169.925. Tasso di positività al 22,8%, in lieve aumento rispetto al 22,6% del giorno prima.

Sono 52.417 i guariti in Italia nelle ultime 24 ore dopo essere risultati positivi. Il totale dei guariti da inizio pandemia è di 18.510.884. Aumentano i ricoveri nei reparti di area medica di pazienti positivi al covid (+142). Calano invece le terapie intensive (-2). Attualmente i ricoverati con sintomi sono 10.576 mentre in terapia intensiva si trovano 403 pazienti con 38 ingressi giornalieri.(Tgcom24)

Covid in Campania, contagi e indice in calo: il bollettino

CAMPANIA. Sono 7145 i positivi del giorno al Covid in Campania sui 33.035 test per un indice di contagio pari al 21,62%, in leggera flessione, per il terzo giorno consecutivo, rispetto al dato registrato ieri che si attestava al 23,6%. Anche oggi si registra un decesso (-4 rispetto a ieri).
Salgono invece i posti letto di terapia intensiva occupati: 36 (ieri erano 32, +4). Mentre scendono sensibilmente, invece, i posti letto di degenza occupati: 663 a fronte dei 711 di ieri (-48).

Nel frattempo però 167 detenuti positivi al Coronavirus in Campania: scatta l’allarme

“Sono la Campania con 167 detenuti positivi (i focolai più consistenti a Santa Maria Capua Vetere con 83 casi e Napoli Poggioreale con 44) a cui aggiungere i 137 agenti penitenziari, la Lombardia con 143 detenuti (Milano San Vittore 44, Monza 30) e la Sicilia con 134 detenuti Augusta 40, Siracusa 29) e 102 agenti le regioni più esposte alla nuova ondata di contagi Covid 19. Nel giro di tre settimane il numero dei positivi si è quintuplicato sino a toccare il tetto dei 730 tra i detenuti e i 718 tra il personale penitenziario. Cosa attendere ancora? “.

È l’interrogativo del segretario generale del S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo per il quale “a questo punto non si può sminuire l’allarme che pure abbiamo lanciato da qualche settimana. Dopo l’incremento esponenziale dei casi di Covid “fuori”, il carcere non può essere considerato immune, tanto più che è stata abbassata l’attenzione sulla prevenzione e il controllo, con la scomparsa di mascherine e prodotti igienizzanti.

Campania – Se dunque il Ministero alla Salute

Ha lanciato da qualche giorno la campagna per la somministrazione della quarta dose raccomandata agli over 60 si faccia lo stesso nei penitenziari dove ci sono migliaia di detenuti over 60, soggetti fragili e con malattie croniche. In particolare – sottolinea Di Giacomo – si faccia tesoro dell’esperienza della prima campagna vaccinale con i noti ritardi e i noti problemi per organizzare tutto in tempo ed evitare che le disfunzioni non si ripetano nuovamente. Con l’aggravante che risulta complicato isolare i positivi per la carenza di spazi che invece il Ministero ha individuato con le casette per l’amore”.

Campania – Per Di Giacomo

“A rendere la situazione ancora più complicata – aggiunge – è la notizia, in contemporanea ai focolai in alcuni penitenziari, del licenziamento dei 1000 Operatori sociosanitari (Oss) assunti tramite l’ordinanza 665 della Protezione civile del 22 aprile del 2020 proprio durante la prima ondata di pandemia per garantire controllo ed assistenza dei detenuti.

Si tratta di personale sanitario indispensabile considerata la continua e costante emergenza di personale che caratterizza il sistema sanitario in carcere. Un contesto drammatico non solo per il Covid quanto per la diffusione nei penitenziari di malattie infettive come l’hiv, l’epatite B e C e la tubercolosi. Ancora una volta – afferma Di Giacomo – è la macchina burocratica a bloccare il proseguimento del lavoro degli Oss perché risulta difficile il dialogo su cosa fare tra tre Ministeri (Lavoro, Sanità e Giustizia) e nonostante alcune Regioni alle quali è stata delegata la sanità penitenziaria siano disponibili a metterci, attraverso i propri bilanci, le risorse finanziarie necessarie”.
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