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Crisi di governo, il premier Draghi annuncerà le dimissioni alla Camera

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CRISI DI GOVERNO. Passa la fiducia al premier Draghi in Senato, ma con soli 95 voti favorevoli: il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. I voti contrari 38, con 192 senatori presenti e 133 votanti. “Non ho fatto nessuna richiesta di pieni poteri, ho sempre rispettato il Parlamento” ha detto il presidente del Consiglio. Gelmini lascia Forza Italia: “Ha voltato le spalle agli italiani”. Letta: “Giorno triste e drammatico. Follia, il Parlamento contro l’Italia”. Conte: “Noi messi alla porta”.

ll presidente del Consiglio Mario Draghi

Stamattina alla Camera annuncia la propria intenzione di andare a dimettersi al Quirinale. Non è bastata la fiducia incassata in Senato, arrivati con soli 95 voti favorevoli: il risultato più basso che il governo ha ottenuto in questa legislatura. Un numero esiguo per proseguire il cammino del governo. A mettere la parole fine non è solo il Movimento 5 stelle che non partecipa al voto ma pesano sull’esito le assenze di Lega e Forza Italia che lasciano l’emiciclo.

I senatori di Conte

Però garantiscono il numero legale rimanendo in Aula, come “presenti non votanti”. A paventare il rischio che si poteva incappare nella mancanza del numero legale, rendendo nulla la votazione, è stata la stessa presidente Elisabetta Casellati in Aula dopo la dichiarazione della capogruppo 5s Mariolina Castellone. Alla fine i presenti sono risultati 192, 133 i votanti e il tetto per la maggioranza pari a 67.

Nella sua replica ai senatori, il premier

Ha ringraziato “tutti coloro che hanno sostenuto l’operato del governo con lealtà e partecipazione”. Poi ha aggiunto un’osservazione “a proposito di alcune parole che avrebbero messo addirittura in discussione la natura della nostra democrazia, come se non fosse parlamentare mentre lo è e io la rispetto e mi riconosco”.
Draghi ha poi parlato del Superbonus, sottolineando che “il problema sono i meccanismi di cessione. Chi li ha disegnati senza discrimine o discernimento?”. Sul salario minimo ha detto: “C’è una proposta che non veda l’imposizione, il diktat del governo sul contratto di lavoro”. Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle non voteranno. I pentastellati resteranno in aula, il centrodestra di governo non si presenta alla chiama. Gelmin si dimette: lascio Forza Italia, ha ceduto a Salvini.

La risoluzione di Lega e Fi: Draghi bis senza M5S

Il centrodestra di governo aveva presentato un’altra risoluzione, che dopo la riunione dei capigruppo si è scelto di non votare, chiedendo a Draghi di formare un nuovo governo “profondamente rinnovato”, cioè con nuovi ministri, senza il Movimento Cinque stelle. La mossa anticipata dalla Lega in Aula è stata seguita – almeno secondo quanto si legge in una nota congiunta – anche da Forza Italia.
Il Carroccio, attraverso le parole del capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ha indicato al premier anche la soluzione B, cioè rimanere in carica fino alla formazione di un nuovo governo dopo le elezioni. Ovviamente resta da vedere quali potrebbero essere le scelte del presidente della Repubblica. Forza Italia, Lega, UDC e Noi con l’Italia hanno diffuso un comunicato in cui sottolineano di aver “accolto con grande stupore la decisione di porre la questione di fiducia sulla risoluzione presentata da un senatore – Pierferdinando Casini – eletto dalla sinistra.

L’intervento del premier Mario Draghi

Draghi, parlando al Senato dopo le dimissioni della settimana scorsa, aveva chiesto il consenso più ampio possibile del Parlamento perché, aveva sottolineato, serve a maggior ragione per un “presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori”. E l’unica strada per andare avanti, aveva aggiunto stamani, “è ricostruire daccapo questo patto, con coraggio, altruismo, credibilità”. Basta ambiguità, è in sostanza la richiesta del presidente del Consiglio. (Skytg24)
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