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Guerra Ucraina, dopo l’accordo il prezzo del grano torna ai suoi precedenti. In arrivo in Italia 1,2 milioni di tonnellate

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Ucraina

GUERRA UCRAINA. Nel giorno dell’accordo tra Mosca e Kiev che sblocca le esportazioni attraverso i porti sul Mar Nero, il prezzo del grumento torna i livelli precedenti l’invasione. Il grano tenero viene scambiato a 784,5 dollari per ogni singola unità contrattuale da 5mila staia (-2,64%) come il 16 febbraio, una settimana prima dell’attacco di Mosca a Kiev. Analoga la dinamica del grano duro (-2,32% a 841,25 dollari per 5mila staia), poco sotto la chiusura del 18 febbraio.

Guerra Ucraina – Via libera all’arrivo in Italia

Quasi 1.200mila tonnellate di mais per l’alimentazione animale, grano tenero per la panificazione e olio di girasole dall’Ucraina grazie all’accordo sulle esportazioni di cereali ed altri prodotti alimentari raggiunto tra Kiev e Mosca.

E’ quanto stima la Coldiretti, circa gli effetti della firma dell’accordo raggiunto tra Nazioni Unite, Turchia, Ucraina e Russia per assicurare i traffici commerciali nei porti del Mar Nero, sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero 2021.

L’importanza dell’Ucraina

Secondo Coldiretti, l’Ucraina, nonostante il calo dei raccolti, resta ancora uno dei principali produttori e rappresenta il 10% del commercio mondiale di frumento tenero destinato alla panificazione, ma anche il 15% del mais per gli allevamenti. L’accordo raggiunto per la ripresa del passaggio delle navi cariche di cereali sul Mar Nero, dunque, è importante per salvare dalla carestia quei 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione. Ma è fondamentale anche per i Paesi più sviluppati, costretti ad affrontare una crescente inflazione spinta dal carrello della spesa e favorita dalla crisi energetica ma anche dai cambiamenti climatici che con caldo e siccità hanno tagliato i raccolti.

L’Italia e l’emergenza mondiale

L’emergenza mondiale riguarda direttamente l’Italia, che è un Paese deficitario e importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 46% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame. Lo afferma l’analisi della Coldiretti, che evidenzia peraltro che l’Ucraina è il nostro secondo fornitore di mais con una quota di poco superiore al 13% (785 milioni di chili), ma garantisce anche il 3% dell’import nazionale di grano (122 milioni di chili) senza dimenticare gli arrivi di ben 260 milioni di chili di olio di girasole.

I problemi del caldo e della siccità in Italia

Lo sblocco delle spedizioni sul Mar Nero è importante per l’Italia in una situazione in cui senza precipitazioni rischiano di dimezzarsi i raccolti nazionali di foraggio e mais destinati all’alimentazione degli animali, di cui il nostro Paese è peraltro fortemente deficitario, mentre la produzione di grano tenero risulta in calo del 20%. Caldo e siccità – precisa la Coldiretti – hanno colpito duramente la pianura padana dove si concentra 1/3 della produzione agricola nazionale e circa la metà degli allevamenti dai quali nascono formaggi e salumi di eccellenza del Made in Italy.

Italia costretta a importare

“L’Italia è costretta a importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini, nel sottolineare l’importanza di intervenire per contenere il caro energia e i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro.(Tgcom24)
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