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Elezioni, accordo tra Letta e Calenda. La sinistra punta i piedi

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ELEZIONI. Il Pd e Azione con +Europa hanno raggiunto l’accordo. Dopo giorni di tira e molla, veti e ultimatum, Enrico Letta, Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova hanno firmato un accordo per “essere vincenti nei confronti della destra”, ha detto Letta.

Per Giorgia Meloni l’alleanza “fa chiarezza sulle forze in campo alle prossime elezioni: a misurarsi con il centrodestra ci sarà la solita sinistra”. Tensione con Fratoianni (Si) e Bonelli (Europa Verde), che oggi vedono Letta: “Non abbiamo bisogno del diritto di tribuna”. Il centrodestra e Conte parlano di “ammucchiata”. Il segretario del Pd incontra anche Di Maio, che è incerto sull’offerta dei dem e rilancia sul programma.

Salvini: giusto anticipare lista ministri
“Quello che farà Matteo Salvini lo decideranno gli italiani il 25 settembre. Ma rendere noto chi farà il ministro mi sembra un’operazione di verità e trasparenza, sono sicuro che gli amici Giorgia e Silvio condivideranno questa necessità”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini.

Fratoianni (SI): se c’è agenda Draghi non ci sono io
“Non farò mai campagna elettorale parlando bene del governo di cui sono stato opposizione. Altro che agenda Draghi. Se c’è questo, non ci sono io” e “non ci sarà l’alleanza con Sinistra e Verdi. Calenda parli di quel che vuole e vada in pace”. Così il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni in un’intervista a La Stampa.

Elezioni, Calenda: ho scelto responsabilità, rischio Italia come Venezuela
“Sono stato combattuto tra due sentimenti: quello di andare da solo, preservando la purezza delle nostre idee, e quello della responsabilità verso il Paese, che rischia di ritrovarsi al governo con una destra che ci farà fare la fine del Venezuela”.

Così il leader di Azione, Carlo Calenda, in un’intervista a Repubblica sottolineando che “è un rischio reale. Questa è una destra populista. Però il pericolo non è il fascismo, ma quello di finire ai margini del G7”. Calenda si definisce “molto soddisfatto” dell’accordo con il Pd di Enrico Letta mentre si dispiace per la scelta di Matteo Renzi: “lo vorrei con noi. Ma mi pare di capire che andrà da solo. Mi dispiace, perché è stato uno dei migliori premier degli ultimi anni”.

Meloni: Dio, Patria e famiglia più bel manifesto d’amore
“Dio, Patria e famiglia non è uno slogan politico ma il più bel manifesto d’amore che attraversa i secoli. Affonda le sue radici nel ‘pro Aris et Focis’ di Cicerone: ‘l’altare e il focolare’ che da sempre fondano la civiltà occidentale”. Così la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, parlando al Corriere della Sera.

Per Meloni, “conservatori significa innanzitutto sentirsi eredi. Avere cioè la consapevolezza storica di ereditare una tradizione, una cultura, un’identità e un’appartenenza. Un conservatore – precisa Meloni – non è contrario ai cambiamenti in sé. È contrario alla visione della sinistra secondo la quale progredire vuol dire cancellare tutto ciò da cui proveniamo”.

Gelmini: nato nuovo bipolarismo, con noi metodo e agenda Draghi
“Abbiamo scelto per l’Italia e per gli italiani. Siamo rimasti coerenti con il manifesto di Azione, contro chi ha mandato a casa il governo Draghi. Calenda ha avuto su punti programmatici qualificanti”. Lo ha detto Mariastella Gelmini, parlando dell’accordo per le prossime elezioni tra il Pd e Azione partito di cui è entrata a far parte dopo l’addio a Forza Italia. Nessun disagio a correre con la sinistra perché, spiega, “io sono rimasta dove ero. Al centro.

È Forza Italia che si è spostata a destra, facendo cadere il governo” mentre “Azione è il soggetto politico che più convintamente sostiene la necessità di proseguire con il metodo e l’agenda di Mario Draghi. È nato un nuovo bipolarismo nel Paese: fra chi sceglie Giorgia Meloni, il sovranismo e Orbán e chi l’europeismo e la prosecuzione di un’esperienza come quella di Mario Draghi”.

Letta: ceduto a Calenda? Ora possiamo provare a vincere
“Guardi, io ho pensato all’interesse generale che è essere competitivi e provare a vincere”. E anche se a Carlo Calenda sono stati concessi più collegi di quanto il suo peso elettorale meritasse, “preferisco puntare a conquistarne tanti di seggi piuttosto che distribuire tra i miei tanti collegi perdenti”. Così Enrico Letta, in un’intervista al Corriere della Sera, spiega il punto più controverso dell’accordo con Azione e +Europa, spiegando che “in numeri precisi” la ripartizione non sarebbe dovuta essere 70 a 30 ma “76 a 24”. Ma “do atto a Calenda di aver fatto un passo avanti significativo”, rinunciando a correre nel collegio uninominale di Roma 1.
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