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Betoniera precipita su un’auto e la schiaccia: morto bimbo di appena 22 mesi, la sorella gemella viva per miracolo

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Dramma a Houston, in Texas, dove una grossa betoniera è precipitata da un cavalcavia andando a finire su un’auto all’interno della quale viaggiava un’intera famiglia.

Il dramma in Texas

La mamma, la nonna e la figlia di 22 mesi sono riuscite a salvarsi. Per il suo gemello, Nicholas Resendiz, non c’è stato nulla da fare: è morto sul colpo.

Stando a quanto riporta la stampa a stelle strisce, la donna alla guida del camion ne ha perso il controllo per cause che sono in via di accertamento e il mezzo è letteralmente precipitato da un cavalcavia.

L’incidente si è verificato nel primo pomeriggio di venerdì scorso. La betoniera è atterrata su una Ford Expedition di una famiglia texana. All’interno viaggiavano una nonna di 54 anni, una donna di 36 anni e due gemelli di 22 mesi. I piccoli erano egati ai sedili della vettura nella parte posteriore.

Uno dei due bambini, che in seguito è stato identificato come Nicholas Resendiz, è stato dichiarato morto sul posto e gli agenti non sono riusciti a estrarlo dall’auto se non ore dopo, secondo Click 2 Houston.

L’incidente è ora sotto inchiesta. Gli agenti affermano che un’indagine preliminare ha rilevato che l’autista del camion ha tentato di rallentare prima che il veicolo superasse il cavalcavia.

La camionista, tuttavia, non mostrava alcun segno di alterazione e gli inquirenti credono che le strade scivolose dovute a un temporale potrebbero aver provocato il sinistro.

Alcuni testimoni hanno detto di aver visto il camion sterzare per evitare un’altra auto sulla Houston Parkway prima che si schiantasse all’incrocio tra Woodforest Boulevard e la Beltway 8.

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Thailandia, sparatoria in un asilo nido: 31 morti, moltissimi sono bambini. L’aggressore si è tolto la vita

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THAILANDIA. Almeno 31 persone tra cui molti bambini sono morte in una sparatoria in un centro per l’infanzia nella provincia di Nong Bua Lamphu in Thailandia. Un residente, Chanpen Dechpok, ha detto al Guardian che i piccoli uccisi erano tutti in età scolare. Non è stato in grado di confermare il numero di vittime.

Il colonnello della polizia Jakkapat Vijitraithaya della provincia di Nong Bua Lamphu ha riferito che ci sono state “23 vittime minorenni”. L’aggressore avrebbe usato anche un coltello.

In un primo momento era stata diffusa la notizia che l’uomo, ex agente di polizia, era fuggito in un pickup bianco con targa di Bangkok ed era ricercato da tutte le forze armate nella provincia di Nong Bua Lamphu; successivamente la Reuters ha riferito che Panya Kamrab avrebbe sparato anche a sua moglie e a suo figlio, uccidendoli, per poi togliersi la vita.

Stando alle informazioni dei media locali, il 34enne era stato licenziato lo scorso anno a causa di accuse legate ad un traffico di droga, secondo il colonnello Natthawat Wongsanittheera della Na Want Police.

Le sparatorie di massa sono rare in Thailandia, ma nel 2020 un soldato ha ucciso almeno 29 persone e ne ha ferite 57 in una furioso attacco che si è esteso a quattro località nei pressi della città di Nakhon Ratchasima, 250 chilometri a nord-est di Bangkok. Secondo quanto riferito dal primo ministro, il sergente, 32 anni, avrebbe compiuto il massacro per un “problema personale” legato alla vendita di una casa.
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Petrolio: Opec+ taglia, da Mosca minacce su price cap

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Mentre l’Opec+ taglia la produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, la Russia afferma, per bocca del vice premier Aleksandr Novak, che fermerà la fornitura ai Paesi che stanno imponendo il price cap.

Petrolio, tagliata la produzione

Una dichiarazione che avviene nel giorno in cui l’Ue ha annunciato il via libera all’ottavo pacchetto di sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina, che comprende il price cap al greggio russo.

Intanto, gli Usa si scagliano contro la decisione dell’Opec+ di tagliare la produzione di petrolio. Una scelta che – secondo quanto ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre – mostra “un allineamento” dell’organizzazione con la Russia.

La pressione degli USA

La Casa Bianca ha cercato fino alla fine di fare pressione sull’Opec+ affinché non procedesse a un taglio che rischia di far salire i prezzi dell’energia e della benzina a un mese dalle elezioni di metà mandato, complicando gli sforzi dei democratici a mantenere il controllo del Congresso. Il pressing però non ha avuto esito.

L’Arabia Saudita ha infatti deciso di schierarsi con la Russia e spingere per una riduzione della produzione, voltando le spalle agli alleati americani e riaccendendo violente critiche contro la Casa Bianca per la recente visita di Biden a Ryad. “Non è stato uno spreco di tempo”, ha respinto le accuse John Kirby, il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale.

Biden si è impegnato a consultare immediatamente il Congresso per valutare gli strumenti e i poteri necessari per ridurre il controllo dell’Opec+ sui prezzi dell’energia, e ha aperto a un nuovo rilascio di riserve petrolifere strategiche per calmierare i prezzi. Anche l’Europa guarda con preoccupazione al taglio della produzione. Secondo gli analisti, la scelta dell’Opec+ è “politica ed è un chiaro segnale del malcontento sul price cap perché considerato un precedente pericoloso”.

L’Arabia Saudita avendo spinto per la riduzione “si mette in rotta di collisione” con gli Stati Uniti e l’Occidente mostrandosi alleata con la Russia ed “esponendosi a conseguenze politiche” non trascurabili.

Per l’Opec+ il taglio deciso è il maggiore dal 2020 ma, in realtà, si tradurrà in una riduzione che è la metà di quella annunciata. Molti Stati membri infatti stanno producendo meno delle loro quote. Dunque sono già in linea con i nuovi limiti senza dover ricorrere a un taglio della produzione. I mercati azionari guardano con preoccupazione al taglio del cartello temendo ulteriori tensioni geopolitiche. Le Borse europee chiudono tutte in rosso.
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La Corea del Nord lancia nuovi missili balistici: “Ritorsione contro Usa e Seul”

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corea del nord missile balistico

La Corea del Nord ha lanciato due nuovi missili balistici a corto raggio verso il Mar del Giappone.

Secondo Pyongyang il test, effettuato dalla zona di Samsok, rappresenta “una misura di ritorsione” contro le esercitazioni militari congiunte di USA e Corea del Sud, che “stanno aumentando le tensioni militari nella penisola coreana”.

La replica dell’ambasciatrice Onu

Non si è fatta attendere la replica dell’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas-Greenfield: “Il nostro messaggio alla Corea del Nord è di dire basta con questo atteggiamento sconsiderato e provocatorio che porta all’esclation. Si torni al dialogo”.

I nuovi lanci nordcoreani seguono il test di martedì di un missile balistico a raggio intermedio che ha sorvolato il Giappone.

Lo Stato Maggiore sudcoreano ha rafforzato il monitoraggio e la sorveglianza e “mantiene la massima prontezza in coordinamento con gli Stati Uniti”.

Usa: “Nessuna minaccia per gli alleati”

I lanci di missili da parte di Pyongyang non hanno posto una minaccia immediata agli alleati. Lo afferma il commando americano indo-pacifico, sottolineando che i test balistici “mettono in evidenza l’impatto destabilizzante del programma di missili balistici della Corea del Nord.

L’impegno americano a difesa della Corea del Sud e del Giappone resta ferreo”.
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