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Addio Reddito di cittadinanza? Cosa accadrà dopo le elezioni: tutte le novità

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REDDITO DI CITTADINANZA. Cosa succederà al reddito di cittadinanza dopo il voto? Il tema sta infiammando la campagna elettorale. L’ultima a tornare sull’argomento è stata la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che lo ha definito «una misura ingiusta». Sul futuro del sussidio le posizioni dei partiti sono molto diverse: il Movimento 5 Stelle punta a rafforzarlo, il centrodestra invece vuole rivedere la misura. Ma anche il Pd ritiene che bisogna correggerlo.

Un primo cambio di passo c’è già stato con la stretta introdotta dal decreto Aiuti con un emendamento approvato con l’opposizione dei 5 Stelle. L’articolo 34 bis prevede che anche il no a un’offerta a chiamata diretta da un datore di lavoro privato rientri nel calcolo dei rifiuti che possono far perdere il sostegno, che non possono essere più di due. A seconda di chi vincerà le prossime elezioni potrebbe esserci un’ulteriore revisione della normativa in senso più o meno restrittivo. Vediamo quali sono le proposte dei partiti.

REDDITO DI CITTADINANZA – Giorgia Meloni lo vuole cancellare

Non è una novità che il reddito di cittadinanza non piaccia al centrodestra. Giorgia Meloni lo vuole cancellare. Per la leader di Fratelli d’Italia «il reddito di cittadinanza è una misura sbagliata, perché mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo». «Se avessimo dato più soldi a chi assume, adesso avremmo più persone che lavorano», ha sottolineato ai microfoni di «24 mattino estate», su Radio24.

Secondo il leader della Lega, Matteo Salvini, cambiare profondamente. « Ha funzionato la parte assistenziale ma non quella di reinserimenti al lavoro. Come lo si modifica? Lasciandolo a chi non può lavorare mentre per chi può lavorare se rifiuti anche una sola offerta perdi subito il beneficio. Il secondo no non è pensabile», ha detto intervenendo alla Versiliana a Marina di Pietrasanta. Forza Italia invece intende ridurre i beneficiari del reddito e destinare quelle risorse agli anziani con pensione più basse e agli invalidi, ha spiegato il coordinatore Antonio Tajani.

Pd: il reddito di cittadinanza va ricalibrato

Il Partito democratico nel suo programma elettorale propone di «ricalibrare il reddito di cittadinanza secondo le indicazioni elaborate dalla Commissione Saraceno, a partire dall’ingiustificata penalizzazione delle famiglie numerose e/o con minori». Inoltre ritiene che il sistema vada implementato con un altro meccanismo: l’integrazione pubblica alla retribuzione (in-work benefit) in favore dei lavoratori e delle lavoratrici a basso reddito. Tra le proposte del Comitato scientifico per la valutazione del reddito di cittadinanza guidato da Chiara Saraceno c’era l’idea di portare il periodo di residenza in Italia necessario per ricevere il reddito di cittadinanza a 5 anni, ridurre la soglia di partenza per i nuclei di una persona da 6000 a 5400 euro, considerare il patrimonio in modo flessibile e ridefinire i criteri di lavoro congruo per stimolare l’accesso all’occupazione

Movimento 5 Stelle: va rafforzato

Per il Movimento 5 Stelle la difesa del reddito di cittadinanza rimane una priorità, per questo nel loro programma prevedono un «rafforzamento» del sussidio.«Col reddito di cittadinanza abbiamo salvato un milione di cittadini dalla povertà e siamo intervenuti per bloccare le frodi. Abrogare un sistema di protezione sociale come questo sarebbe veramente una follia», ha detto il presidente del Movimento Giuseppe Conte, in un’intervista alla Stampa.

Terzo polo: serve una riforma

Nel Terzo Polo le posizioni di Carlo Calenda e Matteo Renzi sul reddito di cittadinanza erano piuttosto distanti. Per Calenda il reddito di cittadinanza andrebbe riservato alle persone che non sono in grado di lavorare e «vanno aiutate». L’ipotesi quindi è quella di una riforma. Renzi, invece, ha raccolto le firme per abolirlo, non esitando a definire la misura «un fallimento». Pare che ora siano riusciti ad arrivare a una sintesi sulla base della linea tracciata da Mario Draghi: il reddito deve essere destinato a coloro che per varie ragioni non possono lavorare. (Corriere)
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