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Guerra Ucraina

Ucraina, Papa: “La guerra è una pazzia, pagano tanti innocenti”. Mattarella: “Italia sostiene sforzi integrazione in Ue”

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Ucraina

Le parole dei due massimi esponenti italiani nel giorno dell’anniversario dell’Indipendenza 

GUERRA UCRAINA. “Porto nel cuore i prigionieri, soprattutto quelli che si trovano in condizioni fragili e chiedo alle autorità responsabili di adoperarsi per la loro liberazione.

E penso ai bambini, tanti morti. Poi, tanti refugiati. Qui ce ne sono tanti. Tanti feriti. Tanti bambini ucraini e bambini russi sono diventati orfani. L’orfanità non ha nazionalità: hanno perso il papà o la mamma, siano russi o siano ucraini”.

Così Papa Francesco in aula Paolo VI, durante l’udienza generale. “Penso a tanta crudeltà, a tanti innocenti che stanno pagando. Alla pazzia – la pazzia – di tutte le parti perché la guerra è una pazzia e nessuno in guerra può dire ‘No, io non sono pazzo’. La pazzia della guerra”.

E ancora aggiunge Papa Francesco:

“Rinnovo l’invito a implorare al Signore la pace per l’amato popolo ucraino che da sei mesi, oggi, patisce l’orrore della guerra. Auspico che si intraprendano passi concreti per mettere fine alla guerra e scongiurare il rischio di un disastro nucleare a Zaporizhzhia”.

Ucraina, Mattarella: “Italia sostiene sforzi integrazione in Ue”

“Il cammino dell’Ucraina verso la piena integrazione nella famiglia europea rappresenta il rafforzamento di una cornice di fondamentale rilevanza. L’Italia continuerà a contribuire a tale processo, sostenendo gli sforzi verso il raggiungimento di tale traguardo”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al presidente dell’Ucraina, Volodymyr Oleksandrovych Zelenskyy. “Auspico che le già intense relazioni tra Kiev e Roma possano trovare ulteriore slancio in tutti i settori di mutuo interesse, grazie anche al contributo di una comunità ucraina in Italia integrata e attiva”, ha affermato il presidente della Repubblica.

Ucraina, giornata dell’indipendenza: Il 24 agosto del 1991

Con l’Unione sovietica a un passo dalla definitiva implosione, la Verkhovna Rada (il parlamento) della Repubblica socialista sovietica di Ucraina adottò “l’Atto di dichiarazione dell’indipendenza dell’Ucraina”, documento che sanciva un nuovo status con il primato della Costituzione Ucraina, delle leggi nazionali su quelle sovietiche e il principio dell’inviolabilità del proprio territorio.

A Mosca era fallito il golpe contro Mikhail Gorbaciov

Rientrato dalle vacanze in Crimea diventate prigionia quando il Comitato d’emergenza creato da un gruppo di falchi del Pcus aveva tentato di destituirlo pensando di poter fermare la disgregazione sovietica. L’effetto fu esattamente contrario e una dopo l’altra le repubbliche dell’Urss dichiararano la propria indipendenza (le repubbliche baltiche l’avevano in realtà già fatto). Oggi si celebra in Ucraina la Giornata dell’Indipendenza per ricordare l’adozione di quel documento, ma il processo di divorzio da Mosca fu completato con il referendum dell’1 dicembre 1991, con oltre il 90 per cento dei voti a favore dell’indipendenza sancita nell’Atto di dichiarazione.

Con il voto popolare ucraino a vidimare il distacco, la fine dell’Unione sovietica era già realtà, confermata pochi giorni dopo dai leader di Russia, Ucraina e Bielorussia che firmarono la dissoluzione dell’impero socialista con l’accordo di Belavezha Pusha, località non lontana da Minsk. Il primo presidente dell’Unione sovietica, Michail Gorbaciov, sarebbe stato anche l’ultimo: si dimise il 25 dicembre 1991 e la bandiera sovietica fu ammainata al Cremlino, definitivamente.

Tra Federazione russa e Crimea

Seguirono subito una serie di dispute, in particolare sulla Flotta del Mar Nero, che Mosca ereditava come successore legale dell’Urss ma che era (e resta) basata a Sebastopoli. Il contenzioso fu risolto con un accordo per l’affitto della base da parte russa. I rapporti tra le due repubbliche ex sovietiche sono diventati tuttavia sempre più tesi a partire dall’inizio del nuovo secolo, con la cosiddetta ‘rivoluzione Arancione’ e la prima vittoria delle forze filo-occidentali.

Tensioni approdate alla crisi del 2013-2014 con lo spodestamento del presidente filo-russo Viktor Yanukovich, il colpo di mano russo con l’annessione della Crimea e il conflitto nel Donbass, una dinamica esplosiva sfociata in guerra aperta con l’invasione russa dell’Ucraina lo scorso 24 febbraio.
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