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Usa, blitz casa Trump a Mar-a-Lago Messa: trovati atti segreti, a rischio l’identità degli 007 e la sicurezza nazionale

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USA. In alcuni degli scatoloni prelevati dalla residenza dell’ex presidente in Florida, a inizio agosto, c’erano anche dettagli sull’identità di fonti, informatori, collaboratori, agenti sotto copertura e di tutta la catena per la raccolta di informazioni di intelligence

In alcuni degli scatoloni prelevati dalla residenza di Donald Trump di Mar-a-Lago, in Florida, c’erano anche informazioni sull’identità di spie, fonti, informatori, collaboratori, agenti sotto copertura e di tutta la catena per la raccolta di informazioni di intelligence. Questo tipo di dettagli sono classificati e sono fra i più sensibili e protetti dal governo, perché in gioco ci sono vite umane e perché perdere anche una di queste figure potrebbe tradursi in un passo indietro di anni per l’intelligence americana.

Le preoccupazioni dell’Fbi

Come scrive il New York Times, la fretta degli agenti federali a mettere al sicuro queste informazioni spiegherebbe il blitz dell’Fbi dello scorso 8 agosto nella casa dell’ex presidente Usa. Il Bureau preoccupato dalla possibilità dell’identificazione delle sue fonti, nel caso in cui le carte fossero finite in mani sbagliate.

Diffuso il testo del mandato di perquisizione

Ieri il Dipartimento Usa aveva diffuso una versione “redatta”, ovvero con alcuni passaggi oscurati, del documento legale (l’affidavit) che ha consentito all’Fbi di sequestrare documenti governativi riservati dalla residenza in Florida di Trump. La diffusione del mandato di perquisizione  autorizzata da Bruce Reinhart, il giudice che lo aveva approvato. “Il governo sta conducendo un’indagine penale sulla rimozione e l’archiviazione impropria di informazioni riservate in spazi non autorizzati, nonché sull’occultamento o rimozione illegale di documenti del governo”, è l’inizio delle 38 pagine del testo.

I documenti custoditi dall’ex presidente

La perquisizione, rivela ancora l’affidavit, indotta dalla scoperta che delle 15 casse restituite in gennaio da Trump agli archivi nazionali dopo mesi di pressione. 14 contenevano 184 documenti classificati, di cui 25 top secret sulla difesa nazionale, 92 segreti e 67 confidenziali. Alcuni avevano note scritte a mano dall’ex presidente. A preoccupare anche il fatto che custodite in un luogo non autorizzato e non sicuro. Come suggerisce il via vai di gente e lo spostamento delle casse registrati dalle telecamere di sorveglianza.

Trump chiede lo stop dell’indagine

Intanto, alcuni giorni fa, lo stesso Trump ha chiesto a un giudice di bloccare l’indagine del dipartimento di Giustizia sui file sequestrati dalla sua casa. Il blitz dell’Fbi è stato dettato dalla “politica” e “alla politica non può essere consentito di avere un impatto sulla giustizia”. L’ex presidente degli Stati Uniti, con queste parole, ha spiegato perché ha chiesto la nomina di uno ‘special master’ per la restituzione dei documenti prelevati e lo stop all’indagine. (SKYTG24)
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