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Scuola, si riaprono i cancelli: nuove direttive in arrivo. Tutte le novità e le criticità. Il vademecum per il rientro in classe

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SCUOLA.Prove generali di ripartenza, quasi come se non fosse successo nulla. E sperando che nulla di nuovo accada. Il Ministero dell’Istruzione prova a mettersi alle spalle una buona parte delle misure pandemiche che hanno caratterizzato l’ultimo biennio. È quanto traspare dal vademecum – appena inviato agli istituti – che riassume e chiarisce le regole per l’imminente ripresa delle attività didattiche. Praticamente tutte le norme protagoniste degli ultimi due anni scolastici vengono archiviate: niente più mascherine obbligatorie in classe, basta distanziamento, nessun tracciamento dei contatti dei positivi e, soprattutto, stop alla Didattica a distanza. Ma come avrà metabolizzato le nuove regole chi materialmente dovrà metterle in pratica, garantendo l’osservanza, ovvero i dirigenti scolastici? Per capirlo, il portale Skuola.net ha intervistato Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi del Lazio.

Addio definitivo alla Dad, è la fine di un’era?

La conversazione non può che iniziare dall’argomento che in queste ore è al centro del dibattito, se non altro perché rappresenta la vera novità rispetto alle linee guida emanate a inizio agosto. Ovvero la fine dell’era della Dad. Col nuovo anno, infatti, è previsto che gli alunni siano sempre “in presenza”, mentre i positivi non dovranno continuare a seguire le lezioni “a distanza”. Una decisione che la rappresentante dei presidi, a differenza delle molte voci contrarie che si sono levate, approva: “Ritengo che il Ministero – sottolinea Costarelli – abbia fatto bene a esprimere una posizione. L’elemento positivo è aver tolto la discrezionalità alle scuole, come faceva la precedente nota del 19 agosto scorso, quando non era precisata la sorte della Dad, lasciandoci tutti nel dubbio”.

Per un momento si è pensato di affidare la scelta ai singoli collegi dei docenti, poi la decisione di fare piazza pulita della Dad. Anche qui i presidi ringraziano: “Il collegio docenti può operare soltanto all’interno di competenze che la norma gli affida. Qui – dice Costarelli – siamo di fronte a una misura ordinamentale e non è possibile far ricadere la decisione sui singoli contesti. Altrimenti si sarebbe potuto verificare che, prendendo a riferimento due scuole a distanza di pochi metri, in una magari si sarebbe fatta la Dad in caso di positività mentre nell’altra non l’avrebbero fatta”.

Ma c’è anche un altro elemento, stavolta dal punto vista degli studenti, che fa promuovere la fine delle lezioni online: “Questa decisione – sostiene la dirigente – sancisce anche il diritto alla malattia. Il fatto che si doveva fare la Dad anche quando si stava male, toglieva agli alunni il semplice diritto di star male. Quando, fino al marzo 2020, chi stava male se ne stava tranquillamente a casa, si faceva la propria convalescenza, per poi tornare in classe una volta guarito. Perché il positivo dovrebbe fare la Dad mentre chi ha un semplice mal di stomaco o mal di denti non dovrebbe farla? Per non parlare del fatto che far fare la Dad al singolo alunno, collegato da casa, crea un disagio enorme nello svolgimento delle attività didattiche da parte dei docenti e al resto degli alunni che sono in classe”.

Ciò non toglie che la Didattica a distanza, specie nella prima fase della pandemia, sia stata uno strumento fondamentale. Semplicemente ora, a detta dei presidi gli andrebbe dedicato un ruolo differente: “Il ragionamento importante che andrebbe fatto – propone la rappresentante dell’ANP – sarebbe quello di inserire la Dad ‘a sistema’, definendola come strumento che può (o che deve) essere utilizzato in determinati momenti, ad esempio nel caso di studenti che hanno forti difficoltà di tipo psicologico, che non riescono a tornare a scuola per mesi. Oppure di fronte ad alunni affetti da patologie lunghe o invalidanti dal punto di vista fisico. Lì sì che avrebbe senso. O ancora, cosa che la renderebbe uno strumento davvero forte, farla diventare didattica digitale integrata, facendola entrare a regime per delle attività che veramente integrano la didattica in presenza”.

Distanziamento, mascherine e altre norme anti-Covid: come si tornerà a scuola a settembre

Nelle linee guida ministeriali non si parla più nemmeno di distanziamento. Ma in fondo, come ribadisce la dirigente scolastica “già l’anno scorso si procedeva all’adozione di questa misura solo se consentito dalle dimensioni delle classi, altrimenti ci si affidava esclusivamente alle mascherine”. Così come era già la realtà dalla scorsa primavera lo stop all’isolamento e al tracciamento dei contatti diretti dei positivi.

Più delicata la questione legata alla dismissione delle mascherine. Non sarà più obbligatorio indossarle in classe ma i singoli istituti potranno comunque raccomandarle: “Io onestamente – anticipa Costarelli – penso che le consiglierò. Anche se so già che, probabilmente, nessuno la indosserà”. Da qui le perplessità della preside: “Magari per l’inizio dell’anno si potevano lasciare le cose così come erano, per poi capire come evolve la situazione. Si dice che in estate nessuno l’ha portata, ma quella era una condizione diversa, si stava tutti all’aperto. Ora, invece, si rientrerà in aule sovraffollate, piccole, senza mascherina, con contatti strettissimi, senza aver fatto nulla sul tema dell’aerazione”.

Proprio quest’ultimo teme, stando alle parole dei presidi, continua a essere un “nervo scoperto”. L’Istituto Superiore di Sanità ha dato come indicazione principale per garantire un adeguato ricambio dell’aria nelle classi ma, per la dirigente “ciò creerà ulteriori problemi perché si dovrà conciliare tale indicazione con la necessità di badare al risparmio energetico, specie in inverno. È una contraddizione, visto che gli studi scientifici ci dicono che l’aerazione è la strada di prevenzione migliore, proprio perché si tratta di un virus che si trasmette per via aerea”.

Così come, per lo stesso motivo, per i presidi risulta superflua la conferma della prescrizione che vuole, in caso di un alunno positivo in classe, di procedere alla sanificazione straordinaria degli ambienti: “Ormai è accertato che il virus si trasmette per via aerea, quindi – dice Costarelli – ostinarsi ancora a pulire le superfici sembra un po’ anacronistico, con tutto ciò che comporta, anche in termini di risorse umane”. Tra le cose che non ci saranno più, infatti, va menzionato anche l’organico Covid, fondamentale nello scorso biennio: “Nelle scuole di circa 1.000 studenti – ricorda la preside – stiamo parlando di 7-8 collaboratori scolastici in più, 7-8 docenti in più. Sarà una criticità importante”.

Oltre a quanto appena detto, delle regole introdotte dallo scoppio della pandemia in poi, rimane davvero poco: chi ha la febbre dai 37,5°C in su non potrà entrare in classe, così come chi presenta sintomi para-influenzali non dovrà presentarsi a scuola; se invece i sintomi si presentano a scuola si procede come in passato, isolando lo studente e facendolo prelevare da un adulto oppure, se il positivo è un docente o un collaboratore scolastico, lo si isola e lo si manda a casa.

Studenti fragili, un “vuoto” normativo difficile da riempire

C’è però una cosa che, per i presidi, è rimasta fuori dalle linee guida. Ed è uno dei passaggi più importanti: la gestione degli alunni fragili. Secondo il parere di Cristina Costarelli, “si utilizza una forma che lascia dei punti interrogativi. Si dice che potranno essere i genitori a chiedere alla scuola delle misure di protezione aggiuntive, proponendole in prima persona. Dopodiché la scuola dovrebbe coordinarsi con la Asl e con i medici di base per attuare queste misure, che non si capisce quali siano”.

L’Istituto Superiore di Sanità ha parlato delle mascherine FFP2, ma questo era già chiaro. Quali possono essere, invece, queste ulteriori misure? “Non c’è nessuna esemplificazione, nessuna idea, nessuno spunto. Inoltre, aprire alle richieste delle famiglie potrebbe portare a proposte non realizzabili, con conseguenti difficoltà di gestione. Ad esempio, se propongono di tenere l’alunno a due metri di distanza dagli altri ma le aule sono piccole, che cosa si fa? La questione degli alunni fragili, ma anche dei docenti fragili, su cui non si dice proprio nulla, sarebbe dunque opportuno che trovasse delle risposte più definite”.

Allo stesso modo, infine, i presidi attendono notizie da parte delle Asl: “L’anno scorso abbiamo concluso con la seguente procedura: fino a 4 alunni positivi nella stessa classe, tutti a scuola indossano solamente la mascherina chirurgica; sopra i 4 positivi, tutti a scuola con mascherina FFP2. Un protocollo che era stato definitivo dall’ISS e poi ritrasmesso dalle ASL, a cui noi scuole dovevamo comunicare i dati sugli alunni positivi. Su questo, a oggi, non abbiamo nuove indicazioni, ci aspettiamo che le ASL ci dicano qualcosa da qui all’inizio dell’anno per capire il da farsi. Come ci dobbiamo comportare? Dobbiamo informare ancora le ASL sugli alunni positivi? Serviranno le mascherine? E, nel caso, chi le compra, visto che i fondi sono esauriti e, in alcuni casi, devono arrivare ancora quelli dell’anno scorso?”. Tutte domande che dovranno trovare soluzione a breve. (Tgcom24)
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