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Addio Regina Elisabetta, la Scozia saluta la sovrana. Da domani il feretro a Londra

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ADDIO Regina Elisabetta. St.Giles la camera ardente no-stop. La struggente processione per le strade di Edimburgo. Stasera la scena si sposterà a Londra: da domani a domenica l’esposizione del feretro di Elisabetta al Westminster Hall. Prima volta in Parlamento di Re Carlo III che, con la regina consorte Camilla al fianco, ha promesso di seguire le orme dell'”amata madre”.

Ieri a Edimburgo la camera ardente per Elisabetta II, con Carlo III e gli altri tre figli della regina britannica che in serata si sono schierati ai lati del feretro della madre per un primo turno di veglia. Stasera la scena si sposterà a Londra: da domani a domenica l’esposizione del feretro di Elisabetta al Westminster Hall. Prima volta in Parlamento di Re Carlo III che ha rinnovato solennemente il suo impegno di fedeltà al modello di “governo costituzionale” britannico nel palazzo di Westminster. Il sovrano, con la regina consorte Camilla al fianco, ha promesso di seguire le orme dell'”amata madre”.

A Londra già iniziata fila per camera ardente, aprirà mercoledì alle 17

La Camera ardente della Regina Elisabetta a Londra aprirà mercoledì sera, ma c’è già chi si è messo in fila per essere al primo posto. Una signora fra le prime arrivate, Vanessa Nanthakumaran, ha assicurato alla Bbc che rimarrà in attesa nei prossimi due giorni, che ci sia pioggia o sole. La Camera ardente a Westminster Hall aprirà mercoledì alle 17 (le 18 in Italia) e chiuderà alle 06.30 del mattino di lunedì 19, giorno in cui si svolgeranno i funerali nell’abbazia di Westminister.

Guterres invitato ai funerali

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha ricevuto l’invito a partecipare ai funerali della Regina Elisabetta II a Londra il 19 settembre. Lo fa sapere il suo portavoce, Stephane Dujarric, precisando che per ora non ci sono conferme su un suo eventuale viaggio.  La data dei funerali della Regina potrebbe modificare l’inizio dell’Assemblea Generale dell’Onu al Palazzo di Vetro di New York: il dibattito generale inizia martedì 20 settembre, ma il giorno prima è in programma il vertice sull’ istruzione convocato da Guterres. Il Transforming Education Summit per ora rimane in agenda come previsto (anche se era a livello di capi di stato, mentre la presenza di molti di loro è stata già confermata alle esequie di Elisabetta II). (Skytg24)

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Thailandia, sparatoria in un asilo nido: 31 morti, moltissimi sono bambini. L’aggressore si è tolto la vita

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THAILANDIA. Almeno 31 persone tra cui molti bambini sono morte in una sparatoria in un centro per l’infanzia nella provincia di Nong Bua Lamphu in Thailandia. Un residente, Chanpen Dechpok, ha detto al Guardian che i piccoli uccisi erano tutti in età scolare. Non è stato in grado di confermare il numero di vittime.

Il colonnello della polizia Jakkapat Vijitraithaya della provincia di Nong Bua Lamphu ha riferito che ci sono state “23 vittime minorenni”. L’aggressore avrebbe usato anche un coltello.

In un primo momento era stata diffusa la notizia che l’uomo, ex agente di polizia, era fuggito in un pickup bianco con targa di Bangkok ed era ricercato da tutte le forze armate nella provincia di Nong Bua Lamphu; successivamente la Reuters ha riferito che Panya Kamrab avrebbe sparato anche a sua moglie e a suo figlio, uccidendoli, per poi togliersi la vita.

Stando alle informazioni dei media locali, il 34enne era stato licenziato lo scorso anno a causa di accuse legate ad un traffico di droga, secondo il colonnello Natthawat Wongsanittheera della Na Want Police.

Le sparatorie di massa sono rare in Thailandia, ma nel 2020 un soldato ha ucciso almeno 29 persone e ne ha ferite 57 in una furioso attacco che si è esteso a quattro località nei pressi della città di Nakhon Ratchasima, 250 chilometri a nord-est di Bangkok. Secondo quanto riferito dal primo ministro, il sergente, 32 anni, avrebbe compiuto il massacro per un “problema personale” legato alla vendita di una casa.
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Petrolio: Opec+ taglia, da Mosca minacce su price cap

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Mentre l’Opec+ taglia la produzione di petrolio di 2 milioni di barili al giorno, la Russia afferma, per bocca del vice premier Aleksandr Novak, che fermerà la fornitura ai Paesi che stanno imponendo il price cap.

Petrolio, tagliata la produzione

Una dichiarazione che avviene nel giorno in cui l’Ue ha annunciato il via libera all’ottavo pacchetto di sanzioni contro Mosca per la guerra in Ucraina, che comprende il price cap al greggio russo.

Intanto, gli Usa si scagliano contro la decisione dell’Opec+ di tagliare la produzione di petrolio. Una scelta che – secondo quanto ha affermato la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre – mostra “un allineamento” dell’organizzazione con la Russia.

La pressione degli USA

La Casa Bianca ha cercato fino alla fine di fare pressione sull’Opec+ affinché non procedesse a un taglio che rischia di far salire i prezzi dell’energia e della benzina a un mese dalle elezioni di metà mandato, complicando gli sforzi dei democratici a mantenere il controllo del Congresso. Il pressing però non ha avuto esito.

L’Arabia Saudita ha infatti deciso di schierarsi con la Russia e spingere per una riduzione della produzione, voltando le spalle agli alleati americani e riaccendendo violente critiche contro la Casa Bianca per la recente visita di Biden a Ryad. “Non è stato uno spreco di tempo”, ha respinto le accuse John Kirby, il portavoce del consiglio per la sicurezza nazionale.

Biden si è impegnato a consultare immediatamente il Congresso per valutare gli strumenti e i poteri necessari per ridurre il controllo dell’Opec+ sui prezzi dell’energia, e ha aperto a un nuovo rilascio di riserve petrolifere strategiche per calmierare i prezzi. Anche l’Europa guarda con preoccupazione al taglio della produzione. Secondo gli analisti, la scelta dell’Opec+ è “politica ed è un chiaro segnale del malcontento sul price cap perché considerato un precedente pericoloso”.

L’Arabia Saudita avendo spinto per la riduzione “si mette in rotta di collisione” con gli Stati Uniti e l’Occidente mostrandosi alleata con la Russia ed “esponendosi a conseguenze politiche” non trascurabili.

Per l’Opec+ il taglio deciso è il maggiore dal 2020 ma, in realtà, si tradurrà in una riduzione che è la metà di quella annunciata. Molti Stati membri infatti stanno producendo meno delle loro quote. Dunque sono già in linea con i nuovi limiti senza dover ricorrere a un taglio della produzione. I mercati azionari guardano con preoccupazione al taglio del cartello temendo ulteriori tensioni geopolitiche. Le Borse europee chiudono tutte in rosso.
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La Corea del Nord lancia nuovi missili balistici: “Ritorsione contro Usa e Seul”

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La Corea del Nord ha lanciato due nuovi missili balistici a corto raggio verso il Mar del Giappone.

Secondo Pyongyang il test, effettuato dalla zona di Samsok, rappresenta “una misura di ritorsione” contro le esercitazioni militari congiunte di USA e Corea del Sud, che “stanno aumentando le tensioni militari nella penisola coreana”.

La replica dell’ambasciatrice Onu

Non si è fatta attendere la replica dell’ambasciatrice americana all’Onu, Linda Thomas-Greenfield: “Il nostro messaggio alla Corea del Nord è di dire basta con questo atteggiamento sconsiderato e provocatorio che porta all’esclation. Si torni al dialogo”.

I nuovi lanci nordcoreani seguono il test di martedì di un missile balistico a raggio intermedio che ha sorvolato il Giappone.

Lo Stato Maggiore sudcoreano ha rafforzato il monitoraggio e la sorveglianza e “mantiene la massima prontezza in coordinamento con gli Stati Uniti”.

Usa: “Nessuna minaccia per gli alleati”

I lanci di missili da parte di Pyongyang non hanno posto una minaccia immediata agli alleati. Lo afferma il commando americano indo-pacifico, sottolineando che i test balistici “mettono in evidenza l’impatto destabilizzante del programma di missili balistici della Corea del Nord.

L’impegno americano a difesa della Corea del Sud e del Giappone resta ferreo”.
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