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Funerali Regina Elisabetta, tutto esaurito a Londra, prezzi hotel alle stelle. Si allunga l’elenco degli esclusi: chi non ci sarà

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FUNERALI REGINA ELISABETTA. Anche 1.550 sterline a notte, oltre 1.800 euro, colazione esclusa. I prezzi delle stanze di albergo a Londra sono alle stelle in questi giorni (istituzioni superlusso e di prestigio a parte, che nella capitale britannica hanno sempre avuto un loro mercato), stando ai dati raccolti dai media locali che segnalano anche il tutto esaurito nei giorni precedenti il funerale della regina Elisabetta II, con gli alberghi pieni a quasi il 95%, il 20% in più rispetto alla media in questo periodo dell’anno. Ma si allunga la lista dei Paesi esclusi alle esequie di Stato, mentre scoppia la polemica politica per qualche ospite “scomodo”, come la Cina.

A Londra prezzi alle stelle

Tim Hentschel, ceo di HotelPlanner, servizio di prenotazioni online con base a Londra, ha spiegato ai media locali che dall’annuncio della morte di Elisabetta II la scorsa settimana l’affluenza negli alberghi a Londra è andata crescendo fino ad arrivare a “quasi il 95% delle stanze occupate, circa il 20% oltre la media stagionale”. E ha aggiunto: “Le tariffe sono andate su per le strutture di tutte le categorie e ci aspettiamo ancora che raddoppino nelle giornate più vicine alla cerimonia”.

I Paesi esclusi dalle esequie

Si allunga la lista dei Paesi esclusi del tutto dagli inviti per i funerali di Stato di Elisabetta II in programma a Londra lunedì 19. Fonti ufficiose del governo britannico hanno fatto sapere alla Bbc che la corte ha depennato – evidentemente su indicazione della neo premier conservatrice Liz Truss – ogni possibile coinvolgimento di rappresentanti non solo di governo, ma anche diplomatici di Paesi sotto sanzioni da parte dell’Occidente come l’Afghanistan, la Siria e il Venezuela; in aggiunta alla Russia di Vladimir Putin, messa all’indice a causa della guerra in Ucraina fin dai giorni scorsi, assieme alla sua alleata Bielorussia e alla Birmania della giunta militare golpista.

Fra i Paesi sgraditi al grande alleato americano, risultano invece finora inclusi sia l’Iran, sia il Nicaragua, persino la Corea del Nord: seppure invitati al livello di ambasciatori e non di governanti. Confermata infine al momento la previsione di circa 500 dignitari stranieri in arrivo, inclusi numerosi capi di Stato o di governo.

Per gli esponenti di famiglie reali di Paesi esteri

come per i capi di Stati, è inoltre previsto l’invito a un ricevimento che Carlo III, in veste di nuovo re, offrirà a palazzo dopo la conclusione dei funerali di sua madre, previsti a partire dalle 11 locali (le 12 in Italia) nell’abbazia di Westminster: luogo in cui l’ultimo funerale di un monarca regnante risale all’800; ma al quale Elisabetta era particolarmente legata, essendo stato teatro del suo matrimonio inossidabile col principe consorte Filippo, officiato nel 1947; e poi della sua incoronazione solenne celebrata nel 1953, un anno dopo l’ascesa al trono.

Tensioni per gli ospiti “scomodi”

E’ polemica, a margine dei preparativi del funerale di Stato di lunedì della regina Elisabetta, in seno al Partito Conservatore di governo sugli inviti alla leadership cinese. Ad alimentarla sono alcuni veterani Tory alla Camera dei Comuni come Tim Loughton e l’ex leader Iain Duncan Smith, i quali hanno indirizzato una lettera di protesta agli speaker dei due rami del parlamento. I due, assieme ad altri colleghi ‘falchi’, denunciano come fuori luogo l’inserimento dei vertici del governo di Pechino (“architetti” nelle loro parole “del genocidio” degli uiguri dello Xinjiang, riconosciuto di recente come tale dal Parlamento di Westminster) nella lista degli inviti redatta dal cerimoniale del Foreign Office.

Una scelta fatta a quanto pare alle spalle di James Cleverly, nuovo ministro degli Esteri del governo di Liz Truss, ma comunque esecutiva. Al momento pare che il presidente Xi Jinping non intenda in realtà essere a Londra per le esequie, ma fonti cinesi annunciano l’arrivo del vicepresidente Wang Qishan. I firmatari sostengono che il Dragone avrebbe dovuto esser messo all’indice come fatto con la Russia, la Bielorussia, la Birmania, il Venezuela, la Siria e l’Afghanistan; o almeno ammessa a essere rappresentata solo a livello di ambasciatori come Iran, Corea del Nord e Nicaragua. In ogni caso chiedono se non altro la garanzia che gli ospiti di Pechino non siano invitati al ricevimento offerto da re Carlo per il dopo-funerale (peraltro ai soli capi di Stato stranieri), tenuto conto che la Cina ha sanzionato in risposta alla mozione sul “genocidio” 7 Parlamentari del Regno – inclusi gli stessi Duncan Smith e Loughton – additati come particolarmente ostili.

Carlo fu protagonista da erede al trono d’un incidente diplomatico storico verso Pechino nel 1999: quando diede platealmente forfait a un ricevimento in pompa magna offerto dalla regina sua madre su richiesta dell’allora governo laburista di Tony Blair al presidente cinese dell’epoca, Jiang Zemin, in visita a Londra.(Tgcom24)
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