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Iran, giovane di 22 anni picchiata a morte in caserma perché non indossava bene il velo. Il racconto del fratello

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IRAN. Mahsa Amini era stata fermata dalla polizia di Teheran, secondo cui la giovane non portava l’indumento in modo appropriato. Il fratello ha raccontato che dopo aver sentito delle grida provenire dalla caserma l’ha vista uscire in un’ambulanza che l’ha portata nell’ospedale dove è morta dopo tre giorni di coma. “La sua morte è imperdonabile. Continueremo a ritenere i funzionari iraniani responsabili per questi abusi dei diritti umani”, ha detto Jake Sullivan, consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca

Proteste sui social e per le strade di Teheran dopo la morte di Mahsa Amini, una ragazza di 22 anni arrestata dalla polizia iraniana perché non portava il velo in modo “appropriato” e morta tre giorni dopo in ospedale, dove era arrivata già in coma dalla caserma. Citando “accuse riguardo a torture e maltrattamenti durante la detenzione”, Amnesty International sospetta che la giovane possa essere morta già mentre si trovava sotto la custodia della polizia e chiede che sia aperta un’inchiesta contro agenti e funzionari. Anche il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha ordinato al ministero dell’Interno di procedere con un’indagine per chiarire quanto accaduto.

Il racconto del fratello

Mahsa Amini era originaria del Kurdistan iraniano e si trovava in vacanza con la famiglia a Teheran. Il fratello Kiarash ha detto alla stampa che era stata presa dalle forze dell’ordine martedì sera per strada, davanti ai suoi occhi, e portata in caserma per una “rieducazione” a causa del modo in cui portava il velo, obbligatorio in pubblico per tutte le donne in Iran dopo la Rivoluzione islamica del 1979. Kiarash aspettava la sorella fuori dall’edificio ma, dopo avere sentito grida provenire dall’interno, l’ha vista uscire in un’ambulanza che l’ha trasportata nell’ospedale dove è stata dichiarata morta dopo tre giorni di coma.

Le proteste e la repressione

Ed è contro il governo del leader ultraconservatore Raisi, e il suo fermo sostegno alla legge che obbliga a portare il velo, che molti iraniani hanno puntato il dito per la morte di Mahsa. Centinaia i messaggi sui social media che criticano il regime di Teheran per quanto accaduto e mostrano anche video di alcune, poche, persone che nei giorni scorsi si erano radunate davanti all’ospedale dove si trovava la ragazza criticando il governo e la Guida suprema Ali Khamenei. Proteste in linea con le contestazioni alla legge sul velo che si sono moltiplicate nei mesi scorsi, con molte donne che hanno sfidato la legge togliendoselo in pubblico, spesso finendo in prigione. Secondo Al Arabiya, ieri sera la polizia iraniana ha represso con violenza le manifestazioni: i dimostranti, spiega l’emittente araba, stavano marciando in direzione dell’ospedale dove la giovane ventiduenne è morta intonando slogan contro le autorità. Le forze di sicurezza sono intervenute bloccando il corteo e picchiando i partecipanti, fa sapere Al Arabiya, secondo la quale i poliziotti hanno effettuato anche numerosi arresti.

Usa: “Una morte imperdonabile”

È questo il contesto nel quale il presidente Raisi si recherà nei prossimi giorni a New York per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Citando il caso di Mahsa, il parlamentare europeo Rob Roos ha già lanciato un appello affinché il suo discorso venga boicottato. Mentre già prima della morte della ragazza, nei giorni scorsi, vari gruppi di dissidenti iraniani all’estero, e anche alcuni politici americani, avevano chiesto al presidente americano Joe Biden di non concedere il visto per gli Usa a Raisi, citando il suo ruolo nelle esecuzioni di prigionieri politici nel 1988, quando l’attuale presidente ricopriva la carica di vice procuratore di Teheran e partecipò alla commissione che diede il via libera alle condanne.

La Casa Bianca ha fatto sapere di ritenere “imperdonabile” la morte della ragazza: “Siamo profondamente preoccupati per la morte della 22enne Mahsa Amini, picchiata sotto custodia dalla polizia della moralità. La sua morte è imperdonabile. Continueremo a ritenere i funzionari iraniani responsabili per questi abusi dei diritti umani”, ha detto Jake Sullivan, il consigliere alla sicurezza nazionale della Casa Bianca. (Skytg24)
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