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Manovra, ipotesi interventi per 30-32 miliardi: verso la proroga delle misure contro il caro energia, si valuta lo scudo fiscale

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La Manovra del governo Meloni dovrebbe prevedere misure per 30-32 miliardi di euro.

È quanto emerge dalle ultime riunioni in vista del Cdm di lunedì, in cui è atteso il varo della Legge di bilancio. L’esecutivo sta ragionando sulla possibilità di una sanatoria per il rientro dei capitali all’estero, che potrebbe portare nelle casse dello Stato altri 3-5 miliardi, secondo le prime ipotesi di stima. Un cardine della Manovra, spiegano fonti vicine al dossier, sarà la rivisitazione della norma sulla tassazione degli extra-profitti, con un’aliquota non ancora definita che potrebbe essere del 33%. Probabilmente saranno prorogate anche le misure contro il caro energia.

Le cifre, al momento, sono comunque suscettibili di variazione: il complesso degli interventi per il 2023 dovrebbe ammontare intorno ai 30 miliardi di euro, ma tutto dipenderà dalle risorse per le coperture che sarà possibile reperire. Di certo sono sul piatto i 21 miliardi di euro che derivano dal quadro programmatico della Nadef (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza), in cui il rapporto deficit/Pil per il prossimo anno è stato portato al 4,5%, contro il 3,4% a livello tendenziale. Le altre risorse arriveranno probabilmente dalla tassa sugli extraprofitti dell’energia, per la quale è allo studio una modifica che recepisca il regolamento europeo in materia, da altre misure fiscali come la rivalutazione di terreni e partecipazioni, il ridimensionamento delle detrazioni sopra una certa soglia di reddito, la possibile riedizione della voluntary disclosure per l’emersione dei capitali portati illegalmente all’estero, e da interventi sulla spesa tra cui la spending review dei ministeri (che nel 2023 ammonterebbe a 800 milioni di euro per poi aumentare negli anni successivi) e la minore spesa fiscale che si ricaverà dalla rimodulazione del superbonus sulle ristrutturazioni edilizie dal 110% al 90%.

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Ormai certa anche la cosiddetta tregua fiscale (che nei primi anni si traduce in un costo per il bilancio dello Stato), per agevolare i contribuenti che hanno ricevuto cartelle esattoriali a regolarizzare la loro posizione con il fisco. La misura sarà modulata a seconda della cifra ma, come ha più volte spiegato il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, le cartelle fino a 1.000 euro saranno cancellate.

Non sarà invece probabilmente possibile, in una prima fase, utilizzare i fondi strutturali europei per finanziare misure a sostegno di famiglie e imprese contro il caro energia. È necessaria infatti una modifica normativa a livello europeo che consenta l’impiego delle risorse a quello scopo, come è avvenuto per gli interventi necessari per fronteggiare gli effetti del Covid-19. Nel ddl di bilancio dovrebbe comunque essere prevista una norma programmatica che consenta l’impiego dei fondi europei una volta ottenuto il via libera dall’Europa. Per sostenere famiglie e imprese di fronte al caro energia, il ddl di bilancio prevederà una ulteriore proroga delle misure già in vigore nell’anno in corso, come il credito di imposta sugli acquisti di energia elettrica e gas effettuati dalle imprese, l’azzeramento degli oneri di sistema sulle bollette, la riduzione delle accise sui carburanti.


Per quanto riguarda il cuneo fiscale, è certa la proroga del taglio del 2% dei contributi che versano i lavoratori introdotto dal governo Draghi e che altrimenti scadrebbe a fine anno, taglio che interessa i redditi fino a 35.000 euro. Allo studio l’ipotesi di incrementare la riduzione dei contributi portandola al 5% e si sta anche valutando la sua ripartizione, se farla ricadere per due terzi sulla quota a carico dei lavoratori e un terzo sulle
imprese o viceversa.

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Per i lavoratori autonomi è ormai certo l’innalzamento dagli attuali 65.000 euro a 85.000 euro della soglia di fatturato per rientrare nel regime forfetario con il versamento della tassa piatta al 15% e semplificazioni degli adempimenti. Per i lavoratori dipendenti potrebbe invece essere introdotta, in via sperimentale per un anno, la flat tax incrementale, che si applicherebbe sull’aumento di reddito registrato nel 2023 rispetto al maggior reddito dei tre anni precedenti.

In merito al nuovo tetto al contante a 5.000 euro, che non compare più nell’ultima bozza del dl Aiuti quater, la Lega ha assicurato che sarà nella prossima manovra. “Nessun problema: dal 1 gennaio 2023 il tetto per l’uso del contante salirà a 5mila euro. La norma sarà inserita nella Legge di Bilancio”, afferma il partito di Matteo Salvini. 
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