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STOP REDDITO DI CITTADINANZA, GIRO DI VITE AL VIA: NIENTE PIU’ ASSEGNO, PARTONO I TAGLI. Il piano del governo

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Reddito di cittadinanza

Allo studio c’è sempre lo stop all’assegno se si rifiuta la prima proposta di lavoro congrua (attualmente al secondo rifiuto il sussidio viene revocato, in passato si doveva arrivare a tre dinieghi). E si ipotizzano anche controlli più stringenti da parte delle Regioni e dei Comuni. Tante ipotesi: a breve bisognerà arrivare a una sintesi.

Reddito di cittadinanza: cosa può cambiare da gennaio 2023

Ci sarà un intervento per ridurre i costi della misura e dirottare così altrove parte dei fondi. Questo è certo, ma tutto dipenderà dall’entità dell’intervento. In concreto cosa cambia, e chi sarà coinvolto? Il punto è che per una riduzione delle tasse sul lavoro dipendente, nella prossima manovra da varare entro 40 giorni, l’esecutivo conta soprattutto proprio su due voci: la riduzione del superbonus e la revisione del reddito di cittadinanza.

Elvira Calderone, ministra del Lavoro, sarebbe però contraria a mosse radicali e avrebbe in mente una moratoria fino al 30 settembre. Significherebbe mettere a bilancio risparmi senza cambiare nulla fino a quella data, in sintesi. Calderone la presenta così: corsi di formazione obbligatori a seconda delle esigenze dei Comuni italiani, e anche lavori socialmente utili. Si tratterebbe di una misura ponte, per i primi nove mesi del 2023, con la garanzia di continuare a ricevere l’assegno fino al prossimo autunno.

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Calderone ritiene che la stima di 900 mila percettori del sussidio “occupabili” non coincida con quella dell’agenzia per il lavoro, l’Anpal (660 mila), né tantomeno con quella dell’Inps che conterebbe in questa categoria solo 372mila persone. Certezze sui numeri ce ne sono poche, e ogni azzardo appare, per questo motivo, sconsigliabile. Tra i percettori ci sono anche 200 mila persone che il “divano” non lo hanno mai visto: lavoratori che grazie al reddito di cittadinanza integrano stipendi da fame. “Per milioni di persone, senza il Rdc rimarrebbe solo la Caritas… Esiste la Naspi per chi perde il lavoro, per un massimo di 2 anni. Ma ricordiamoci sempre che il Rdc oggi per i due terzi viene dato a persone che non possono lavorare o non hanno mai lavorato, o non hanno una storia contributiva recente”, ha ricordato inoltre il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico.

Reddito di cittadinanza via dopo 18 mesi?

Fratelli d’Italia chiede di più, da subito: ad esempio, via il sussidio a tutti i cosiddetti “occupabili” allo scadere del diciottesimo mese di assegno, il periodo dopo il quale le attuali regole impongono un mese di stop momentaneo. Questa sarebbe una novità impattante. Il reddito di cittadinanza, con le regole attuali, è concesso per un periodo massimo di 18 mesi, trascorsi i quali può però essere rinnovato senza troppi problemi, previa sospensione di un mese. Pertanto – se permangono le condizioni di bisogno – a partire dal mese successivo a quello della scadenza è possibile presentare una nuova domanda. Verificato il rispetto dei requisiti di legge, dal mese successivo alla presentazione della domanda il beneficio sarà accreditato per ulteriori 18 mesi. C’è un mese di pausa, in pratica, che il governo avrebbe individuato come tempo limite. Non più “pausa” quindi, ma momento dello stop “definitivo” del sussidio.

Giorgia Meloni ha indicato chiaramente l’obiettivo di separare la parte che potremmo definire “assistenziale”, ossia il sussidio economico per inabili al lavoro, da quella di politica attiva per l’inserimento nel mondo del lavoro dei disoccupati. Dunque per tutta la platea di percettori over 59 del sussidio a cui manca solo qualche anno alla pensione, per gli invalidi, per chi ha famiglie numerose, o minori a carico, senza avere adeguati mezzi di sostentamento, è altamente improbabile che cambi qualcosa nel 2023. “Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è stato molto chiaro: il reddito di cittadinanza per le persone che non possono lavorare non verrà toccato. Se invece una persona può lavorare e rifiuta di lavorare non può tenere il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza va fatto tornare strumento solo per combattere la povertà quando le persone non hanno la possibilità di vivere e di lavorare”, ha affermato fra l’altro il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ospite di ‘Zona bianca’ su Retequattro.

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“Nessuno ha mai parlato di abolizione tout court, dall’oggi al domani: sono interpretazioni malevole – dice alla Stampa Giuseppe Mangialavori, presidente della Commissione Bilancio della Camera, Forza Italia -. Noi abbiamo sempre detto che le misure in favore di chi non può lavorare vanno mantenute e addirittura potenziate, ma che è necessario mettere subito in campo misure che consentano i cosiddetti occupabili e trovarsi un posto di lavoro e questo non avverrà fintanto che garantiremo loro un sussidio senza condizioni, senza nemmeno sanzionare chi rifiuta le offerte che pure arrivano”, spiega.

“Chi prende soldi pubblici non può rifiutare neanche un’offerta di lavoro”

“Ecco come cambia il reddito di cittadinanza: chi prende soldi pubblici non può rifiutare le offerte di lavoro. Basta con la ricetta a 5 Stelle dei soldi a pioggia”: lo dice in una intervista a La Verità Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro. Nella manovra, sostiene, “a voler ben guardare, abbiamo fatto partire tutti i temi cari alla Lega”, anche se “ovviamente si tratta solo della prima tappa: nel contesto che stiamo vivendo non potevamo pensare di realizzare tutto in un mese. È una manovra emergenziale che ha come primo obiettivo quello di dare respiro agli italiani sulle bollette”. Secondo il nuovo modello di reddito di cittadinanza, spiega Durigon, “chi può andare a lavorare deve farlo, anche se l’offerta è per pochi giorni. E pochi giorni di lavoro non compromettono la percezione del reddito in quota parte. Nello stesso tempo, sarà fornita formazione adeguata per rientrare nel mondo del lavoro. La parte che riguarda i lavoratori occupabili subirà senz’altro un ridimensionamento. Una fase di transizione che poi porterà all’abolizione. Vedremo come si arriverà a questo ridimensionamento: personalmente ho avanzato una proposta graduale, 18 mesi di reddito con sei mesi di stop e un successivo decalage di 12 mesi. Ma potrebbe imporsi una linea più stringente” come propone Fratelli d’Italia.

Il futuro del sussidio

Oggi il reddito di cittadinanza non è un reddito universale, non è sussidio di disoccupazione, non è individuale non è familiare. Il governo, e questo non si può fare in un mese e mezzo, deve decidere se è un reddito familiare di sostegno come lo era il Rei (quindi non personale ma familiare, slegato dalle offerte di lavoro), oppure se è un reddito da disoccupazione e che quindi va anche a chi non ha mai trovato il lavoro o è uscito dalla “protezione” degli aiuti dopo due anni di Naspi. Ma in questo caso è necessario che la persona sia pagata per fare corsi di formazione e/o lavori socialmente utili, non si tratta più di rifiutare o meno offerte di lavoro.

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Qualcosa cambierà con il governo più a destra di sempre, i cui “azionisti di maggioranza” vogliono mantenere la promessa fatta, per mesi, al loro elettorato di intervenire presto sulla misura. Resta da capire quanto saranno impattanti le correzioni da subito, e quanto sarà vasta la platea di percettori coinvolti dalla revisione. Entro un mese al massimo tutto sarà chiaro. (Today)

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