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Ore 22:45, 4 gennaio 2015, l’uomo di mare è naufragato: muore Pino Daniele

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Pino Daniele

L’uomo di mare è naufragato tra le onde di una Napoli portata in tutto il mondo, tra lo strimpello di una chitarra ed una città muta. Come un boato rimbomba in radio, tv e sui social: ULTIM’ORA – E’ MORTO IL CANTAUTORE PINO DANIELE.  Da nord a sud l’incredulità di un popolo cresciuto a “pane e Pino Daniele”. Cellulari che suonano, messaggi, whatsapp tra amici, conoscenti, giornalisti, cantautori, artisti e fan… Tutti la stessa domanda: “Ma è vero? Pino non c’è più?”

Si perchè per tutti lui era ed è Pino, non c’era bisogno di aggiungere altro, un pò come Maradona e Trosi, dici Diego o Massimo e tutti ti capiscono, anche i non napoletani.

Perchè Pino non era “napoletano” ma Napoli stessa

Se ne è andato così un pezzo della storia di Napoli e della musica italiana e internazionale. In una tarda serata del 4 gennaio del 2015, lui che ha cambiato le regole della musica partenopea, ha strimpellato la sua chitarra per cercare la melodia migliore: tre battiti, due, uno… L’ambulanza che ritardava, la corsa in ospedale e l’ultimo respiro.

Otto anni fa ci lasciava Pino Daniele

Quel “mascalzone latino” che è riuscito a conquistare il mondo studiando musica da autodidatta, qualcuno dice che ha spiccato il volo… Io che è naufragato, perso tra le sue amate onde blu di una città che ha amato forse più di se stesso e che per questo decise di andar via… Ma a volte di notte c’è chi giura di averlo visto far ritorno nei suoi vicoli, per un saluto alla mamma, alla famiglia, agli amici più stretti.

Una sorta di bella ‘mbriana. Pino era, è e sarà sempre questo, lo spirito della nostra città, l’anima pura che riecheggia dal Quartiere Porto di Napoli (dove è nato) a Piazza Santa Maria La Nova (dove è cresciuto cù zia Lia e Bianca) al centro storico fino a Margellina… Lì dove qualcuno sostiene abbia trovato l’ispirazione per scrivere l’inno di Napoli: Napule è.

Il messaggio della figlia Sara

“Sono già passati 8 anni? A me sembra un’eternità. Non sono mai stata brava con le parole, penso sia l’unica cosa che non ho preso da te. Il 4 gennaio 2015 è stato il giorno in cui ho perso il mio punto di riferimento, l’uomo della mia vita. Ti cerco ancora anche se non ti vedo e non penso che smetterò mai”. Così Sara Daniele, una delle figlie di Pino Daniele, ricorda su Instagram l’artista scomparso otto anni fa.

In tanti a Napoli hanno reso omaggio al cantautore ritrovandosi allo storico Gran Cafè Gambrinus che come ormai da tradizione offre solo per questa giornata gratuitamente il ‘Pinuccio’, il dolce ‘nero a metà’ creato per ricordare Daniele.

Per le strade di Napoli, invase dai turisti, il ricordo dell’artista è più vivo che mai. In questi giorni infatti organizzati anche tour guidati nei luoghi di Pino Daniele con sottofondo di chitarra e canzoni: da piazza Plebiscito, ai vicoli con il suo murales, da Santa Maria la Nova, il primo palcoscenico, a Largo Ecce Homo dove è esposta la sua chitarra (Organizzazione Grandenapoli.it e Vivere Napoli).

Pino Daniele – Le celebrazioni a Napoli 

Per ricordare la scomparsa del cantautore erano iniziate già il 29 dicembre 2002, inserite nel programma del capodanno napoletano con l’evento tributo organizzato dalla Fondazione presieduta dal figlio Alessandro, un grande raduno nella Galleria Umberto che ha coinvolto giovani talenti musicali. E continueranno anche il 7 gennaio al Common Ground di Agnano, dove è in programma un concertone gratuito con la band Mascalzoni Latini e Greg Rega

Il cordoglio del sindaco Manfredi

“Otto anni fa ci ha lasciato Pino Daniele, ma la sua musica, la sua poesia, la sua voce resteranno vive sempre. Grazie ad Alex che continua a regalarci straordinari ed emozionanti ricordi del papà”. Così in un tweet il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

E mentre la giornata va concludendosi tra chitarre e voci che cantano a squarciagola l’uomo in blues, c’è una Napoli che urla il suo dolore come è solita fare: rerenne e pazzianne perchè Pino così vorrebbe.

E per dirla alla Benigni: “morto un Pino non se ne fa un altro”. Cià uajò!


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