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Camorra, attentato dinamitardo, armi e droga: sei arresti nel clan De Luca Bossa

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CAMORRA. Nucleo investigativo del comando provinciale Carabinieri di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare. Emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di sei indagati.

Di cui tre già detenuti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di detenzione illegale di armi ed esplosivi, detenzione di stupefacenti e ricettazione. Fatti tutti aggravati dalla finalità di agevolare le attività del clan De Luca Bossa, attivo nel quartiere Ponticelli e rientrante nella sfera di influenza del cartello criminale ‘Alleanza di Secondigliano’.

Camorra – L’indagine

Condotta dai militari sull’operatività del clan De Luca Bossa e sulla perdurante contrapposizione armata tra quest’ultimo e quello ‘De Micco – De Martino’.

Dagli accertamenti, fanno sapere i carabinieri in una nota, si è arrivati a identificare mandante ed esecutori materiali dell’attentato dinamitardo. Avvenuto il 23 luglio 2022 a Ponticelli, contro il clan De Micco – De Martino.

In quell’episodio, a causa dell’esplosione provocata da un ordigno all’interno di un veicolo, furono danneggiate le vetrate di diverse abitazioni e tre auto parcheggiate. Le indagini hanno inoltre portato a ricondurre al sodalizio la disponibilità di armi e stupefacente, sequestrati il 9 agosto 2022 a Ponticelli.

Camorra, morto il boss “Zi Mumuzz”:  aveva quasi 90 anni

CAMORRA. Fino al febbraio 2022 è stato il detenuto più anziano della Campania e forse d’Italia, il boss della camorra “Zi Mumuzz” Carmine Montescuro, morto la scorsa notte, all’età di 89 anni, nella sua casa di NAPOLI.

Camorra – Per gli inquirenti Montescuro, originario di Sant’Erasmo

Una vera e propria “eminenza grigia” della malavita partenopea. La scarcerazione in favore della detenzione domiciliare disposta dal tribunale di sorveglianza di NAPOLI in considerazione delle numerose e importanti patologie di cui soffriva. Qualche giorno fa era tornato a casa, in fin di vita, dopo avere trascorso un periodo in ospedale.

Ha svolto per almento 30 anni il ruolo di mediatore tra le diverse anime nere della criminalità organizzata napoletana, facendo in modo che il suo piccolo gruppo malavitoso – chiamato la “piccola Svizzera” – avesse un ruolo strategico nella spartizione degli affari illeciti che si muovevano attraverso il porto di NAPOLI.

All’epoca snodo fondamentale per i traffici delle due piu’ importanti federazioni criminali: l’Alleanza di Secondigliano e i clan che facevano riferimento alla famiglia Mazzarella.


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