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Sanremo 2020

‘Sanremo secondo me’, la prima serata del Festival: “Speriamo che il domani sia migliore dell’oggi”

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E siamo finalmente a questa prima serata del Festival di Sanremo. Diciamo che tutto si è inaugurato per bene grazie a quel mattacchione di Morgan che oggi, all’Italia in diretta, condotta da Caterina Balivo, ha provato a fare la parodia di un rapper esordendo con “sono un rapper voglio violentare tutte le donne”. Risultato: collegamento chiuso con grande imbarazzo generale.

Veniamo alla serata: tono generale sanremese, quindi niente di nuovo sotto il sole. Buona conduzione di Amadeus che riesce bene a tenere le redini della conduzione. Nessun guizzo se non in due momenti particolari: Diletta Leotta che prova a giustificare della sua bellezza, ragione prima della sua presenza al Festival. Rivolgendosi al pubblico, dice che la sua ottantacinquenne nonna, in siciliano (traduciamo per i non isolani) avrebbe detto: “Diletta, la bellezza prima o poi è un peso che può farti inciampare”.

La Leotta ovviamente non solo è stata invitata a Sanremo per essere stata collega di Madame Curie, ma ha una nonna (tutto il nostro rispetto) che ha la stessa lucidità di pensiero di Ipazia di Alessandria. Vorremmo però dire alla Leotta che miriadi di ragazze ci metterebbero la firma, volentieri a sangue, per sapere dove si inciampa, come si inciampa, come minchia si inciampa, per diventare bella come lei. Meno fuffa e più sostanza Leò, che non c’è niente di male ad essere bella e non c’è niente di male ad essere a Sanremo solo perché sei bella: non saresti la prima.

Più di spessore il discorso di Ruli Jebreal. Non mi è simpatica, lo ammetto. Però il tema che tratta è serissimo e cardine, specie in un Festival che si era colorato per i versi del trapperino di turno (mi rifiuto di trascriverne il nome) che incivitava agli stupri. La mia non simpatia nei suoi confronti si era stemperata pensando a un discorso vero, sanguigno, genuino. Tale certezza però è venuta meno quando dopo due secondi dalla diretta il discorso era già disponibile in rete.

Operazione pubblicitaria? Sicuramente. Ciò non rende meno serio il tema, anzi. La violenza sulle donne è una tragica e, purtroppo, verissima, realtà. Ma, nel caso della giornalista, seri dubbi di preconfezionamento del pacchetto. Veniamo alle canzoni. Un Achille Lauro uguale alla precedente Rolls Royce ma che lascia il segno grazie a un’interpretazione iconica: non passa inosservata la sua mise e la sua trasformazione da regina di fiori a due di spade.

Mi ha sorpreso Anastasio il cui testo continua a non brillare ma che è completamente calzato nelle ritmiche e nei groove rock, brano che rimane. Non so perché i rapper amino gli ACDC. Grande gruppo: ma che centrano coi rapper? Rita Pavone purtroppo non colpisce: buono il testo e buono l’arrangiamento, molto Coldplay, ma qui manca Chris Martin, non rimarrà.

Di Morgan e Bugo possiamo dire che la musica e l’arrangiamento sono spettacolari: peccato che Bugo e Morgan abbiano scritto il testo che sembra una lista della spesa. Insignificanti, altri cantautori insignificanti, altri cantanti insignificanti, Elodie (che è peggio). Ecco, si! Irene Grandi. Grinta e bel testo (firmato Vasco Rossi che non ne sbaglia uno). Bella intepretazione. Di Tiziano Ferro possiamo dire che ha avuto coraggio: ma fare Mia Martini è impresa impossibile. Tizià ti vogliamo bene ma non lo rifare più. Dai, dopo questa prima serata possiamo solo lanciare un appello esistenziale: che il domani sia migliore dell’oggi!

Raffaele Perillo

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