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Qatargate, Cozzolino ai domiciliari. Roberti: “Metsola vigili su garanzie per indagati”

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QATARGATE. Andrea Cozzolino agli arresti domiciliari, Marc Tarabella in carcere.

Il giudice belga Michel Claise, dopo aver disposto venerdì il fermo dei due eurodeputati nell’ambito del Qatargate, non ha cambiato idea.

I due esponenti socialisti, secondo l’accusa, sono pienamente coinvolti nello scandalo. Entrambi, tuttavia, si dicono sicuri della loro innocenza. E davanti agli inquirenti belgi e italiani, per ora, non hanno mostrato alcuna incertezza. Cozzolino si è presentato in mattinata presso la Corte di Appello di Napoli per l’udienza preliminare dicendosi “tranquillo” e “fiducioso nella giustizia”.

I giudici della sezione Misure di Prevenzione, visto il pericolo di fuga “moderato” dell’imputato, hanno alla fine disposto gli arresti domiciliari. Cozzolino potrà così restare nella sua abitazione del quartiere napoletano del Vomero. Come è accaduto per la moglie, la figlia e la commercialista di Antonio Panzeri, anche per l’ex deputato del Pd è stata chiesta la consegna alla giustizia belga. La prima udienza per l’estradizione è stata fissata alle ore 11 di martedì.

Nel frattempo però Roberti lancia l’allarme:

Come gruppo S&D al parlamento europeo “stiamo preparando un’iniziativa, un documento da inviare alla presidente Metsola per chiedere che si informi e sia attivata una vigilanza sulle garanzie da assicurare agli indagati nella fase preliminare delle indagini e sul rispetto dei diritti umani in carcere.

Fermo restando la necessità di alzare le barricate contro la corruzione e garantendo le esigenze dell’inchiesta”.

Lo dice in un’intervista a Qn l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, dal 2019 eurodeputato eletto con il Pd, iscritto al gruppo S&D.

“La custodia cautelare in carcere deve rispondere a esigenze precise, che come sappiamo sono il pericolo di reiterazione del reato, di fuga e di inquinamento delle prove” spiega Roberti. Nel caso degli arresti per il Qatargate, a Roberti non pare ci siano sempre queste esigenze “e poi c’è il punto dolente della Kaili”, sia rispetto, alle “accuse di inumanità che hanno avanzato i suoi legali circa il trattamento della detenuta” sia per “la questione della figlia. Una bambina di pochi anni privata per mesi di entrambi i genitori avrà danni permanenti. Non si capisce come mai non vengano concessi i domiciliari”.

Panzeri invece “resta legittimamente in carcere perché vi sta scontando la pena patteggiata. Non si trova più in custodia cautelare, ma in esecuzione pena”. In questi frangenti “noi dobbiamo solo verificare che non esista un fumus persecutionis, e non entriamo nel merito dell’inchiesta”.

Qatargate – Venendo a Cozzolino

Venerdì scorso è stato portato in carcere su richiesta dei pm belgi, ma poi sabato i colleghi italiani hanno disposto per lui i domiciliari: “Hanno fatto bene, non c’era nessun motivo di non dargli i domiciliari – commenta Roberti -. Se gli indizi sono soltanto quelli indicati nel mandato di arresto europeo devo osservare che in Italia un simile provvedimento non sarebbe mai stato emesso per totale mancanza di gravità indiziaria”.

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