Filippo Turetta
Filippo Turetta

Filippo Turetta, condannato all'ergastolo in primo grado dalla Corte d’Assise per l’omicidio premeditato della 22enne Giulia Cecchettin, è detenuto nel carcere di Verona Montorio. La sua vita in cella prosegue come nei mesi precedenti al processo: trascorre il tempo leggendo libri, guardando la televisione e incontrando psicologi e i suoi genitori durante le visite autorizzate.

Turetta condivide la cella con altri due detenuti e, nonostante la gravità della condanna, non è stato sottoposto a isolamento diurno. Questa decisione, condivisa anche dal pubblico ministero Andrea Petroni, conferma che il trattamento rispetterà le condizioni previste per un detenuto ergastolano.

Quando potrebbe uscire dal carcere

Nonostante l’ergastolo rappresenti la pena più severa prevista dall’ordinamento italiano, non significa necessariamente "fine pena mai". Secondo la legge, Turetta potrebbe beneficiare di alcuni permessi premio a partire da dieci anni di detenzione, dei quali uno è già stato scontato. Questi permessi gli consentirebbero di partecipare a percorsi di formazione professionale, all’interno o all’esterno del carcere, previo il vaglio del Tribunale di Sorveglianza.

In caso di comportamento irreprensibile, dopo 21 anni, il giovane potrebbe richiedere la semilibertà. La liberazione condizionale, invece, rappresenta una possibilità remota, subordinata a un lungo processo di riabilitazione e di verifica del suo percorso di risocializzazione.

La sentenza e le perplessità sulle aggravanti

L’avvocato Stefano Tigani, rappresentante della famiglia Cecchettin, ha definito la sentenza "giusta e severa". Tuttavia, ha espresso dubbi sulla mancata applicazione di alcune aggravanti, come la crudeltà e lo stalking. «La premeditazione è stata riconosciuta, ma le modalità del delitto avrebbero richiesto un’analisi più approfondita sulle altre aggravanti», ha affermato il legale.

Tigani ha sottolineato come la Corte abbia valorizzato il movente del delitto in senso negativo, ma ha evidenziato che sarà necessario approfondire ulteriormente nelle motivazioni della sentenza. Nonostante queste riserve, la condanna all’ergastolo è considerata un risultato equo per la gravità del crimine e il pericolo rappresentato da Turetta.

Il futuro di Filippo Turetta

Secondo il legale della famiglia Cecchettin, il futuro di Turetta dipenderà interamente da lui. «L’ergastolo non è il carcere a vita, ma una persona condannata può dimostrare la sua capacità di risocializzazione. Attualmente, però, è un soggetto altamente pericoloso per la società», ha dichiarato Tigani.

Turetta, ora, dovrà affrontare un lungo percorso di riflessione e riabilitazione in carcere, mentre la condanna definitiva attende gli sviluppi dei prossimi gradi di giudizio. Il caso resta un simbolo di gravità e attenzione pubblica verso i crimini efferati, ma apre anche il dibattito sulla capacità di recupero e reinserimento sociale di chi commette reati così gravi.

Caso Angela Petrachi: svolta clamorosa dopo 22 anni: sì alla revisione del processo per Giovanni Camassa
Fedez, Matilda Caru è la nuova presunta fidanzata: la cena da Cracco