Bojan Panic
Bojan Panic

Una tragedia familiare ha sconvolto Mezzolombardo, in Trentino. Bojan Panic, 19 anni, ha ucciso il padre Simeun, 46 anni, per difendere la madre Milka, vittima da tempo di violenze domestiche. Il fatto è avvenuto nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 aprile, intorno all'1:30, nell'appartamento in cui la famiglia viveva da circa un anno e mezzo.

Secondo quanto riferito dallo stesso Bojan agli inquirenti, l’aggressione è avvenuta dopo l’ennesima lite tra i genitori. Il giovane avrebbe usato un coltello da cucina, colpendo il padre più volte, in un impeto disperato di protezione verso la madre.

La confessione di Bojan Panic: «Non ce la facevo più, picchiava sempre la mamma»

Durante l’interrogatorio davanti alla pm Patrizia Foiera, Bojan, assistito dall’avvocata Veronica Manca, ha spiegato di aver agito per difendere la madre da una situazione insostenibile: «Non ne potevo più di vedere mia madre maltrattata». Il ragazzo ha confessato l’omicidio, raccontando anche di aver tentato di rianimare il padre subito dopo il gesto, senza però riuscirci.

In casa erano presenti anche la madre e il fratello minore, di 17 anni. Entrambi hanno confermato le continue violenze da parte dell’uomo, aggravate da problemi di alcolismo. A chiamare i soccorsi sono stati proprio i due fratelli, che hanno atteso l’arrivo delle forze dell’ordine accanto alla madre.

L'omicidio e la decisione della Procura: «La detenzione avrebbe fatto più danni»

Il procuratore capo di Trento, Sandro Raimondi, ha spiegato che non sussistono attualmente esigenze cautelari per mantenere il giovane in carcere. Bojan è stato quindi scarcerato e si trova ora presso alcuni parenti, insieme alla madre e al fratello. «Abbiamo fatto la cosa giusta, anche sotto il profilo umano. Una detenzione in questo momento sarebbe stata solo dannosa», ha dichiarato Raimondi all’ANSA.

La Procura sta comunque procedendo con gli accertamenti tecnici, tra cui un’autopsia per chiarire la dinamica dei fatti. Al momento, le testimonianze di madre e figlio sono ritenute coerenti e supportate dagli elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Trento.

Una famiglia distrutta dalla violenza: il contesto difficile in cui vivevano i Panic

La famiglia Panic, di origine bosniaca, era arrivata in Italia molti anni fa. Il padre, muratore, era noto per i suoi problemi di alcolismo e per i frequenti scatti d’ira nei confronti della moglie. Milka, la madre, lavora come commessa e in passato ha prestato servizio anche nel settore alberghiero.

Il figlio maggiore, Bojan, studente al liceo scientifico Galilei di Bolzano, era considerato un ragazzo riservato, lontano da ambienti violenti. La sua azione ha scosso l’intera comunità locale, ma è stata letta da molti come un atto disperato in un contesto familiare segnato da anni di abusi e violenza psicologica.

Il precedente di Alex Pompa: un caso simile che ha fatto giurisprudenza

Il caso Panic richiama alla memoria quello di Alex Pompa, che nel 2020 uccise il padre con 34 coltellate per difendere la madre durante l’ennesima lite familiare a Collegno, in provincia di Torino. Dopo un lungo iter giudiziario, Pompa è stato assolto in via definitiva, aprendo un dibattito nazionale sul tema della legittima difesa in contesti familiari violenti.

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