Dazi, l’inflazione scende al 2,8%. I consiglieri di Trump litigano sulle misure
Febbraio segna un rallentamento oltre le previsioni. Ma i dazi di Trump restano un’incognita

L’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un calo superiore alle aspettative nel mese di febbraio, segnando un +0,2% su base mensile e un +2,8% su base annua, in discesa rispetto al +3% di gennaio. Anche l'inflazione core, che esclude energia e alimentari, è scesa al 3,1%, il livello più basso dal 2021. Un dato che ha sorpreso gli economisti, ma che rimane condizionato dalle future scelte dell’amministrazione Trump, in particolare sulle politiche tariffarie.
Effetto sui mercati finanziari
La notizia ha inizialmente dato una spinta ai mercati finanziari: all’apertura di mercoledì 12 marzo, gli indici di Wall Street hanno registrato un rimbalzo, anche se il trend positivo ha subito un rallentamento nel corso della giornata.
La propaganda di Trump sull’economia
Non è tardata ad arrivare la reazione dell’amministrazione Trump. La portavoce del presidente, Karoline Leavitt, ha dichiarato:
"Questo rapporto sull’inflazione è molto migliore di quanto previsto dai media e dagli ‘esperti’. Il presidente Trump sta abbassando i prezzi attraverso una massiccia deregolamentazione e il dominio dell’energia".
Sul sito della Casa Bianca, il comunicato è stato amplificato con lo slogan:
"L’America torna a ruggire".
Tuttavia, il dato fa riferimento a febbraio e sarà inevitabilmente influenzato dalle future scelte di Trump sulle tariffe doganali e dalla reazione dei Paesi colpiti da eventuali nuovi dazi.
Divisioni interne alla Casa Bianca sui dazi
Le politiche tariffarie stanno causando forti tensioni anche all’interno dell’amministrazione Trump. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal (WSJ), il presidente è stato messo in guardia dai suoi stessi consiglieri economici sui possibili rischi per i mercati e la crescita economica.
La frattura principale sarebbe tra il direttore del Consiglio economico nazionale, Kevin Hassett, e il segretario al Commercio, Howard Lutnick, che invece sostiene una linea più aggressiva in tema di tariffe.
Pressioni delle grandi aziende americane
Anche le grandi multinazionali americane stanno cercando di frenare l’introduzione dei dazi. Secondo il WSJ, durante un incontro con Trump, gli amministratori delegati di IBM, Qualcomm e HP hanno espresso preoccupazione per l’impatto negativo delle tariffe sul loro settore.
Fonti interne riferiscono che negli ultimi giorni i consiglieri economici della Casa Bianca hanno ricevuto decine di telefonate da parte di dirigenti aziendali preoccupati per l’incertezza economica causata dai continui cambi di rotta sulle misure tariffarie.
Il "lunedì nero" di Wall Street: colpa di una frase di Trump?
Nonostante le tensioni, Trump sembra meno attento alle reazioni dei mercati rispetto al suo primo mandato. Una conferma arriva dalla sua dichiarazione di domenica scorsa, quando ha rifiutato di escludere la possibilità di una recessione a causa delle sue politiche commerciali.
Secondo gli analisti, questa affermazione ha avuto un impatto immediato sui mercati, contribuendo a scatenare un "lunedì nero" a Wall Street. Il malcontento per l’incertezza economica è stato espresso anche da alcuni senatori repubblicani.
Il senatore del Dakota del Sud, Mike Rounds, ha dichiarato:
"Non sappiamo cosa succederà domani e questa incertezza sta danneggiando gli agricoltori e le imprese".
Mentre Thom Tillis, della Carolina del Nord, ha sottolineato:
"Le imprese odiano l’incertezza. Senza stabilità, non riescono a pianificare il futuro".
L’inflazione in calo ha portato un momentaneo sollievo ai mercati, ma le future decisioni sui dazi e l’incertezza politica continuano a rappresentare un’incognita per l’economia americana. La spaccatura all’interno della Casa Bianca e le pressioni del settore privato potrebbero influenzare le prossime mosse dell’amministrazione Trump, determinando il futuro dell’economia USA e dei mercati globali.