Mario Occhiuto e il figlio Francesco suicida: «Ho un pensiero fisso: ricongiungermi a lui»
Mario Occhiuto, senatore di Forza Italia, parla della perdita del figlio e della necessità di affrontare il tabù delle malattie mentali.

Il dolore di un padre per la perdita di un figlio è un tema universale e straziante, specialmente quando questa perdita è collegata alle complesse dinamiche delle malattie mentali. Mario Occhiuto, senatore di Forza Italia, ha recentemente aperto il suo cuore, parlando della dolorosa esperienza e della tragica fine di suo figlio Francesco, che si è suicidato a soli 30 anni a seguito di una lunga lotta con la sua condizione psichica.
La Prima Crisi e il Supporto di un Padre
«Mio figlio stava male da circa due anni. Ha avuto una prima crisi psicotica, poi una seconda. Quando si è tolto la vita era in corso la terza crisi. Avevo sempre cercato di stargli vicino, di non lasciarlo solo. Proprio perché avevo paura». Le parole di Occhiuto rivelano un tentativo disperato e continuo di fornire sostegno in un viaggio tormentato dalla malattia.
La Solitudine di Francesco
Francesco Occhiuto viveva con la consapevolezza del suo stato, lottando internamente per mantenere il controllo. «Era consapevole di avere una malattia mentale - ha aggiunto Occhiuto - voleva curarsi da solo». Questo desiderio di indipendenza, tuttavia, si scontrava con la realtà di una malattia che richiede spesso un supporto esterno costante.
Uno degli aspetti più controversi della battaglia di Francesco era il suo rapporto con i farmaci: «Non voleva prendere farmaci. Qualche volta lo ho costretto io. Diceva che erano medicine vecchie, degli anni settanta. Che la medicina per la mente non aveva fatto nessun progresso scientifico. Diceva che i farmaci toglievano le emozioni. Che erano dannosi».
Nonostante le difficoltà, Mario Occhiuto si è dimostrato un pilastro per suo figlio, accompagnandolo persino a Roma per una borsa di studio all'Università di Tor Vergata, tentando di fornire una sorta di normalità e nuove opportunità: «Io ero il suo unico confidente».
La Lotta Interna e la Speranza
Il senatore descrive la battaglia silenziosa di Francesco come una guerra interna: «Combatteva in silenzio una battaglia interiore, pensavo che ce l’avremmo fatta». Questa speranza riflette il desiderio di ogni genitore di vedere il proprio figlio superare le proprie sfide.
Il Doloroso Addio e il Legame Che Permane
La conclusione di questa storia è tanto tragica quanto commovente: «Ho un pensiero fisso: ricongiungermi a lui». Queste parole non solo sottolineano il dolore persistente del padre, ma anche il desiderio di mantenere viva la memoria e l'eredità di Francesco.
Occhiuto ora si impegna a ridurre lo stigma sociale delle malattie mentali e a promuovere una maggiore comprensione e supporto per chi ne soffre, considerando anche l'idea di fondare un'organizzazione dedicata a suo figlio: «Nei prossimi mesi voglio occuparmi di questo. Penso anche a una fondazione da intitolare a Francesco».
Il racconto di Mario Occhiuto è un potente promemoria del lungo cammino che la società deve ancora percorrere per affrontare e sostenere le sfide delle malattie mentali. Attraverso la sua storia personale e il progetto di una fondazione, si spera di ispirare un cambiamento significativo e una maggiore empatia verso chi combatte queste battaglie ogni giorno.