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Ilaria Sula

Ilaria Sula, studentessa universitaria di appena 22 anni, è stata brutalmente uccisa con tre coltellate alla gola dal suo ex fidanzato, Mark Samson, all'interno della sua abitazione nel quartiere Africano di Roma. La scintilla scatenante di questo femminicidio sembra essere stata una notifica ricevuta sul cellulare della ragazza: un messaggio da parte di un utente conosciuto su Tinder, l’applicazione per appuntamenti online. Un dettaglio minimo, apparentemente insignificante, ma che ha generato una reazione sproporzionata e violenta.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, il messaggio è apparso sullo schermo mentre Ilaria si trovava nella camera di Mark. Quel breve istante, quel suono e quella luce proveniente dallo smartphone, hanno innescato una furia cieca nel ragazzo, che ha afferrato un coltello da cucina e si è scagliato contro la giovane donna.

La dinamica dell’omicidio e il tentativo disperato di difesa

L’autopsia, eseguita presso l’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza di Roma, ha confermato che Ilaria è morta in meno di un minuto a causa di un violento shock emorragico provocato dai fendenti alla gola. La giovane ha tentato di difendersi, come dimostrano le ferite da taglio ritrovate sulle braccia, ma nulla ha potuto contro l’aggressione improvvisa e letale.

La tragedia si è consumata nella casa di famiglia di Samson, precisamente in una stanza del seminterrato in via Homs. Tracce ematiche sono state rinvenute nell’ambiente, confermando che l’omicidio si è consumato proprio lì. Il ruolo dei genitori di Mark resta ancora da chiarire: gli inquirenti stanno valutando se possano aver avuto un coinvolgimento, diretto o indiretto, nella fase successiva al delitto.

Le 22 ore di buio: cosa è accaduto dopo il delitto?

Un punto cruciale dell’indagine riguarda un buco temporale di 22 ore tra l’ultima comunicazione vocale inviata da Ilaria alle sue coinquiline e l’avvistamento dell’auto di Mark Samson a circa 500 metri da un burrone nel comune di Poli, dove il corpo della ragazza è stato abbandonato dentro una valigia.

Gli inquirenti sospettano che qualcuno possa aver aiutato l’omicida a occultare il cadavere. In casa è stato rinvenuto un coltello, ma secondo una prima perizia non sarebbe l’arma utilizzata per il delitto. Mark ha dichiarato di averla gettata in un cassonetto, ma finora non è stata ritrovata.

Le indagini in corso: tra telefonini, chat e omissioni

Le autorità stanno analizzando il cellulare di Mark Samson, focalizzandosi sulle sue conversazioni e movimenti nelle ore successive all’omicidio. Le chat potrebbero rivelare se ci siano stati contatti con eventuali complici o se il ragazzo abbia ricevuto consigli su come sbarazzarsi del corpo.

Nel frattempo, amici, parenti e colleghi universitari di Ilaria si sono stretti nel dolore. Alla Sapienza, dove la giovane studiava, centinaia di studenti hanno sfilato in suo ricordo, gridando giustizia e chiedendo maggiore attenzione verso la violenza di genere. «Al suo posto poteva esserci chiunque», ha dichiarato una compagna di corso.

Un altro femminicidio che interroga il Paese

La tragica morte di Ilaria Sula riaccende i riflettori sul dramma dei femminicidi in Italia, sulla fragilità emotiva che spesso si trasforma in violenza brutale e sull’urgenza di strumenti concreti per prevenire simili tragedie. La gelosia, il possesso e l’incapacità di accettare la fine di una relazione non possono mai essere giustificazioni.

Ogni dettaglio di questa vicenda – dalla notifica su Tinder fino alla crudele esecuzione – è il simbolo di una società che deve ancora imparare il rispetto, l’ascolto e la protezione delle donne.

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