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Un altro gol per Maradona: arriva la decisione inaspettata del Tribunale

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Per quanto riguarda i motivi della lite fiscale, il fisco ha sostenuto che il Napoli Calcio aveva pagato per diversi anni compensi al nero a Maradona, Careca e Alemao, per svariati miliardi di lire.

Gli importi sottratti all’erario erano stati contestati con sei avvisi di accertamento emessi a carico del Pibe de oro, e altri sei per gli altri due calciatori brasiliani, quattro per Careca e due per Alemao.

Maradona pagato “in nero”

Secondo l’Agenzia delle Entrate, il Napoli Calcio aveva pagato ‘in nero’ “parte dei compensi dei tre giocatori.

Utilizzando fittiziamente alcune società estere, che si occupavano della gestione dei diritti pubblicitari degli atleti.

Poiché la società di calcio aveva acquistato una cospicua percentuale di tali diritti, ma nel corso degli anni non aveva mai ricevuto alcuna somma dalle società che si occupavano di diritti pubblicitari.

L’Agenzia aveva ritenuto che l’acquisto dei diritti, in realtà, celasse, dei pagamenti in nero di parte dei compensi per le prestazioni dei calciatori”.

Tutti quanti provvedevano a impugnare le cartelle fiscali.

Tutti eccetto Maradona, al quale rocambolescamente il fisco italiano riuscì a recapitare tre avvisi di mora nel 1993, nel 1998 e l’ultimo nel 2001.

Dopo alterne vicende, alla fine, nel 2004 il Napoli Calcio fallisce e la curatela della società decide di chiudere tutta la partita e voltare pagina e aderisce al condono fiscale pagando il 10% delle somme contestate.

Anche Maradona chiede in seguito di aderire al condono, ma nel 2014 la sua richiesta viene respinta data la lunga ‘latitanza’ davanti al fisco.

Si estinguono invece le pendenze di Alemao e Careca che avevano presentato dichiarazioni dei redditi integrative.

Adesso invece hanno stabilito che “la definizione agevolata cui ha aderito la SSC Napoli può allora estendersi al calciatore Maradona” per effetto della “solidarietà passiva”.

La sentenza

“Se si negasse al Maradona la possibilità di intervenire nel giudizio dinanzi alla Commissione tributaria centrale, per poter beneficiare del condono cui ha aderito la società, vi sarebbe una palese assenza di tutela ‘effettiva’ del contribuente.

Non avrebbe altra possibilità di far valere le proprie ragioni in altra sede, con il verificarsi di una vera e propria ‘denegata ingiustizia’”.

Ora tutto il fascicolo torna nelle mani della Commissione regionale della Campania che dovrà verificare “una volta esteso il condono” anche a Maradona “la sua posizione tributaria”.

Calcolando che il primo avviso risale al 1985, sono quasi 40 anni che Maradona continua a dribblare tasse e cartelle.
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